Crisi
La parola che odio se il ferro non si piega,
se la fucina interna langue,
la parola che transita, cadavere
sopra l’acqua stagnante —
la parola, la figlia notarile
di cento dizionari, la farina
verginale d’acqua e lievito, lontana
da farsi pane —
Dev’essere passato quel passero
Dev’essere passato quel passero sulla tua casa,
che qui sul terrazzo è planato a beccare briciole.
Mi diceva di te, del tuo risveglio,
del saluto silenzioso che mi avevi mandato.
Saprò riconoscerlo, il passero messaggero.
Aprirà le porte dell’alba, ospite benvenuto.
In secoli remoti sarebbe stato un angelo
ma in tempi sconsacrati mi va bene lo stesso.
Finisce un anno
Finisce un anno strano, l’anno dei nostri incontri,
tempo fiorito da febbraio a dicembre.
I giorni non fiorivano negli ultimi anni
ma questa ricchezza compensa ogni passato.
Ho ritrovato il gusto delle speranze giovani,
gli slanci incauti, la fede nel prodigio.
Dammi la mano. Ti tenti l’avventura,
questo viaggio a ritroso in boschi che si svegliano.
Gli archi
Squillano le medaglie delle foglie
sciabola autunno il mare.
Terra, urna di odori in cui germoglia
il seme del futuro.
La mia vita, incompiuta cattedrale,
aspetta l’arco ovest.
Lo sogna, oscuramente lo campisce,
sa che è il pilone-pilastro del passato.
Angeli-muratori a notte sfiorano
il porticato da finire: frusciano
come memorie nella tramontana,
oltre un sudario di palpebre e zero.
Sangue patito, lacrime e pensiero
cementano le pietre. Adesso posso
assolvere e inglobare l’arco est
che ridendo si è eretto da solo.
I vinti, stelle morte
I vinti, stelle morte della Storia,
dal camposanto di Montmartre mi lanciano
con fuochi fatui, con parole oscure,
disperati messaggi.
Così un tempo, di veliero in veliero,
alfabeti di fiaccole, richiami.
Il camposanto è un immenso veliero
Che naufraga in eterno.
Da LA TRAVERSATA DELL’OASI
Ibernati, incoscienti
Ibernati, incoscienti, inesistenti
proveniamo da infiniti deserti.
Fra poco altri infiniti ci apriranno
ali voraci per l’eternità.
Ma qui ora c’è l’oasi, la catena
di delizie e tormenti. Le stagioni
colorate ci avvolgono, le mani
amate ci accarezzano.
Un punto infinitesimo nel vortice
che cieco ci avviluppa. C’è la musica
(altrove sconosciuta), c’è il miracolo
della rosa che sboccia, e c’è il mio cuore.
Il calore giusto
Fa’ lievitare il verso come il pane
nel forno al suo giusto calore. Senti
che anche il verso emette il misterioso
profumo della cosa riuscita.
Vocali e consonanti si alleano,
s’incatenano e fondono. Ne esce
lo spiritello d’ Aladino e danza
su e giù per la stanza.
Il duomo
Quando stavo a Milano il Duomo aveva trent’anni di meno,
valchiria folle marzo galoppava,
un cielo di struggente acquamarina
mi rideva in pupille di pochi ricordi.
Ragazzetta la quercia del collegio
stringeva sul cuore trenta cerchi di meno,
la torre Velasca brillava nuova zecca
riflettendo tramonti da isole papuasiche.
Come un cero la linguetta di fuoco,
ogni guglia scalare reggeva il suo santo.
Li vedevo sorridere, con la mia vista d’aquila,
palpebrare e ripetermi di sì.
Sotto tre lune piene ruotanti tutte insieme
per me fioriva fitto sul sagrato
un prato di narcisi su cui danzava Rimbaud.
Avevo qualche aureola in più, nel marzo di Milano.
Italia ’92-’93
III
Si domandava, Teresa d’ Avila
tra quelle suore esauste per la fame,
se il denaro, “la cosa indispensabile”
fosse “materia” o “spirito”.
Certi nostri politici in crisi
fra i magistrati e l’ombra delle sbarre,
un po’ angosciati o meno si ponevano
quello stesso dilemma?
Prendevano miliardi alla maniera
del Passatore “per offrirlo ai poveri”,
o cercavano sangue per l’Idea
come ai tempi romantici?
Forse no, forse sì. Hanno scordato
però di dirci quale Idea.
Saremmo loro complici, per poco
che si vedesse chiaro?
L’argilla più tenace
L’argilla più tenace, quella che soffoca il seme,
la raggiunge la pioggia del temerario aprile.
L’alito, il tocco delle dolci dita
sapranno scardinare cassaforti.
Un volo di colombe può rovesciare una torre,
un battere di ciglia invertire un destino.
E si turba l’argilla, quasi cede,
si ostina il seme, trova la sua verticale.