Maria Luisa Spaziani

Maria Luisa Spaziani

Crisi

La parola che odio se il ferro non si piega,
se la fucina interna langue,
la parola che transita, cadavere
sopra l’acqua stagnante —

la parola, la figlia notarile
di cento dizionari, la farina
verginale d’acqua e lievito, lontana
da farsi pane —
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Poesie

25

Se uso la parola

Se uso la parola è per pregarti
di ascoltare il mio fondo silenzio.
Non c’è ancora un linguaggio (o s’è dimenticato)
per tradurre ciò che a te ho da dire.

Un pagliaccio batteva su un tamburo.
Era musica d’angeli, secondo il suo cuore.
E non vedeva più nemmeno l’orso
che gli zompava accanto

Sono schiava del tempo

Sono schiava del tempo, le ore e i giorni
sono cilizi dalle punte aguzze.
Vorrei essere il fulmine che serpeggia
in un attimo fra tutte le stanze —

un laccio incandescente che condensi
il discorso essenziale, non più tramiti,
parole ritmi musiche semantiche,
solo labbra di fuoco.

Tante tegole in fila

Tante tegole in fila accavallate
i nostri giorni. Qua scheggiate e rotte,
altre azzurre di muschi, e altre assenti
per la furia del vento.

Lo strano calendario anche registra
il nostro incontro e alto lo segnala.
In una fenditura è già fiorito
il giglio rosso.

Trasale la luce

Trasale la luce: ho visto il nodo e lo snodo,
il volto inerte e l’ostia del tuo sguardo.
Nasco in te nel mattino. Una spugna brillante
cancella dal mondo caligini e sbavature.

Dissi un tempo “t’amo” e oggi me ne pento.
Ho usato parole comuni. Avrei dovuto cantarlo
con gli ultrasuoni del gufo, con arpe celesti,
con lo schianto intraducibile del mare.

Voglio

Sistole e diastole,
osanna e crucifige —

Io voglio strenuamente sopravvivere,
a lungo dialogare con uomini non nati,
con i loro nipoti,
nipoti dei nipoti —

ora voglio morire,
morire in ogni cellula del tempo —
in me e in tutti morire —

sistole e diastole,
osanna e crucifige.

Libri

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