Apri gli occhi e guarda le bellezze, la foresta
di alberi netti, vigorosi e il sottobosco macchiato
di luce, l’erba forse miracolosa, ti abbiamo
condotto in un luogo rinomato, non puoi restare
inerte, rattrappito, sdraiato! Sei giovane,
giovane come chi un tempo si è lanciato in quei pendii, guarda,
in quei borghi per fame a rapinare, pirata,
spianava l’arma, strappava i beni, per dileguarsi
con raddoppiata lena.
Avevano ragione a dirci: non spingetevi oltre,
arrivate fino alla vigna grande e tornate.
Guardate le cose che già conoscete,
itigli del viale,
’
la fila dei salici lungo il fossato,
l’orto della fonte vecchia, 1] boschetto,
dopo compaiono le case di San Romolo e proseguite
fino alla cappella e ai filari.
Fate il sentiero di sempre, fate
una passeggiata.
C’era questo filo, sì, si chiamava Cesare,
correva lungo il campo fino alle querce e là
prendeva verso il bosco, è vero
era rinomato, lo cercavano,
ma non si costruiva nulla che rimanesse,
erano scampagnate, giornate e si sa
come passano queste.
Chi passerà vedendo quel filo nero,
quel segno illeggibile, era stato il corpo di un marinaio,
di un giocatore, trascinato, sepolto?
Fa bene a non fermarsi il signore, “chi sa cos’ è”
dice un istante e ha già lo sguardo altrove:
perché qui non ci fu un barlume di verità, e non c’è
in nessuna scomparsa, lo sai, in nessuna memoria,
solo il dominatore dei vivi e dei morti,
solo 1] vuoto cielo.
Da L’OPERA LASCIATA SOLA
II
Non esiste la storia dell’eternità.
Chi scriverà questo libro, il più atteso,
avrà un compito grande e raro.
E quale reazione è immaginabile, quale non è,
da parte dei lettori, quale pausa?
Ora, contadini miei, interrompete il lavoro,
prendete una tavola e dipingete
i vostri campi, fate
i pittori. Chissà quante cose
perderemo, risposero. E non si tratta
di rappresentare l’abbondanza, se il raccolto
è scarso, ma lasciate fuggire
1 vostri fanciulli, 1 familiari, nei boschi,
senza ritorno a sera - li scorgerete
appena, inavvicinabili,
un giorno dileguarsi nel fitto di faggi e abeti
- migreranno - per non più rivederli
vivranno poco, senza una casa,
non oltre i novant’anni.
Li uccide il freddo di questo inverno polare,
o, speriamo lontano, un cacciatore,
o un rivale in amore. Non vi lasceranno
un appiglio, un ricordo, niente:
come se non l’aveste mai incontrati.
VIII
Così ridotto a una teca, le dita tremolanti
una voce affiochita pelle carta sgualcita
evaporate le forze come un liquido
- rimane invece quello benedetto nella bottiglia sul comò -
sotto le finestre c’è un traffico di auto strombazzanti,
voi come fate a distinguere, sussurra atterrito,
che intenzioni muovono questa gente, che cos’hanno.
Ho dovuto concordare la mia crescita, il mio futuro
con questo amore.
Più volte ho sperato che fosse una donna o un uomo.
Ma ogni sera la luce se ne andava e con il buio
le persone sparivano, tutte
con discrezione sparivano:
mai una con cui restare.
Il cittadino mi vede seduto
sulla panchina che la prima luce
imbianca, meravigliato
si ferma e vuole
che gli risponda. Dice
che sono bianco in volto
La volta che cominciasti a scuotere la villa
e nel salone delle feste cadde il lampadario e lo stucco,
grida furiose, due ospiti
la Cresci e il suo amico finirono sotto, morirono,
e si schiantò la parete di destra si lacerò come carta...
Corsi da te, in fondo al parco volai dalla porticina
a cercarti nella casina nella tua stanza. Dicesti:
“Ma come fai ad amare una che disfa tutto”.
Limpida America che mi racconta volando con l’automobile
verso la cima, con il foulard o sciarpa al vento -
già mi distraggo al pensiero di quella disgraziata
che mi rovinò - elegante deve essere
molto ricco il mio amico.
Questa grande camera è tua, per quanto vuoi, guarda che vista,
e incalza il giorno seguente: averti ritrovato dopo tanti
anni, ospitarti che gioia!
Che bella camera, ripeto, da solo a bassa voce ritirandomi stanco,
che bella casa, appoggiato alla sponda del letto, e rivedo una casa -
e la terra chissà se è fertile qui e se produce,
non gliel’ho chiesto,
e 1 figli? sì, i figli che saranno qui a pranzo, sono straordinari
e che è felice che li conosca.
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Preghiera del nome · Cesare Viviani
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