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Ponti sull’oceano
Luciano Folgore
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Ponti sull’oceano

Fiamma a gas

Lampione scultore,
scultore di cose mai vedute,
forse ridicolo,
ma pieno di buon umore.
Lampione scultore,
questa notte barili, barili
di vento.
Ubbriacatura completa:
sbattute sul casamento
della tenebra
alto diecimila piani senza lumi,
capitomboli sul selciato,
piruette nel fango,
esercizi di traballamene
sull’elastico sensibile della pioggia.

Lampione scultore,
pel vicolo questa notte
pochissime cose;
un pisciatoio a tettoia
che tu inghiotti e ridai
con mutevole forma di donna,
un carretto abbandonato,
enorme uccello
con ali di ruote,
e un’ombra di cane
o meglio, un lungo cane d’ombra.

Benone scultore,
abbozzatore
e deformatore;
eccoti un uomo filosofo,
mantello nero nero.
L’abbranchi? No.
Soltanto la testa.
Decapitazione superba,
e schiaffi e colpi di luce
sul torso che cammina lo stesso.

Poi gonnelle, gambuccie
e mani fugaci;
famiglie toccate,
mangiate,
digerite nell’enorme budello
del buio,
inseguite sull’angolo;
teste a triangolo,
ricopiate,
rimpastate,
segate sui muri;
padri seri, mamme gravi
trasformati in ridicoli fantocci,
e mezzi visi che se ne vanno,
e occhi chiusi e riaperti
da lancette fulminee di luce.

Infine un ubbriaco:
nera linea spezzata di canti a sghimbescio.
Sosta della tua luce;
acutissima voglia rattenuta.
Quasi quasi...

No, no che passi
unica serietà della notte,
vagabonda pensosità della vita.
Le tue schiere di luce
presentano le armi
sino in fondo al vicolo.

Domani all’alba
l’ultima pisciata di giallo
sul lampionaio impettito,
l’ultima smorfia sotto
gli scappellotti del sole
vilissimo illuminatore
di cose,
contro te, lampione scultore,
creatore di mondi originali
di forme.

Moka

Nero. Più nero. Troppo nero.
Moka.
Il sonno ruzzola giù dalle scale
della stanchezza.
Una voglia pazza d’intorno
ai nervi,
gira, gira, gira.
Il desiderio – ginnasta incomparabile –
a salti mortali nel cervello.
Le idee: mazzi di fiori,
grandi, grandi,
senza gambo,
pigiati nel vaso del cranio.
Gli occhi smisurati in ridda
dietro profili di cose strane.
Benessere.
Strappo acuto.
Forse vertigine.
Subitaneo smarrimento.
Ripresa al galoppo, per ogni fibra,
dei turbini del caldo eccitante.
Infine massaggio di mani
di negre bruttissime
su tutta la pelle,
ilarità del passaggio leggero
di una mammella floscia lungo la schiena.
Moka.
Nero nero.

Sensazione di turbine

Ansia.
Gonfia imminenza della morte.
Le case sagomate;
i campanili stagliati;
” le porte incise.

Bronzee lastre di silenzio.
Tra cielo di nubi lanose,
e terra di calma,
il cuore,
19° sospeso ai fili interminabili

dell’ignota paura.
Un battistrada leggiero:
fremito di fronde, bricioli di carta,
strepito indistinto nei giardini,
1° sui selciati...

Un rapido squadrone:
nuvole di polvere, palpito di veli,
flutto di tende
— qua e là —
misterioso vacillio della città.
Una turba balzante in arme:
cappelli, gonne in aria,
accecanti orde di polvere.
Un esercito interminabile di ribelli:
usci, finestre, porte — schiantati —
fragorio di vetri, panni volanti,
spettri balzanti,
braccia spalancate a un davanzale
contro sforzi di persiane.
Un urlo di maree popolose
espresse dal grigiastro, cavernoso
estuario degli orizzonti.
Sosta.
Pausa nella musica vertiginosa.
Tremola qualcosa
a
e si posa.
Poi di nuovo furibonde
le onde dei venti,
le correnti del turbine,
trascinano le case tra nebbie di polvere,
incalzano i giardini scapigliati.
Poi di nuovo
il suono, il rombo, il frastuono,
e l’orchestra formidabile,
con trombe di camini,
ù
con timpani di vetri,
con grancasse di portoni,
e violini, violini di fili telegrafici.

Schizza talvolta dalle nubi
% ]a fulminea bacchetta
del maestro uragano,
sul poema sinfonico dei venti.

Torrefazione

Piazza di vetro ardente,
sollevata di colpo
negli alti forni del sole.
Papaveri di luce
° avanti alle pupille.

Spille nel sangue.
D’intorno le case,
affondate
nei marciapiedi
1° liquefatti dal caldo.

Camminare evitando
colonne ubbriache di rosso,
sfondare col petto
semicerchi di solleone,
e invidiare l’ombra di un ragnatelo
ad un insetto addormentato.
❦ Ponti sull’oceano · Luciano Folgore
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