Sensazione di turbine
Ansia.
Gonfia imminenza della morte.
Le case sagomate;
i campanili stagliati;
” le porte incise.
Bronzee lastre di silenzio.
Tra cielo di nubi lanose,
e terra di calma,
il cuore,
19° sospeso ai fili interminabili
dell’ignota paura.
Un battistrada leggiero:
fremito di fronde, bricioli di carta,
strepito indistinto nei giardini,
1° sui selciati...
Un rapido squadrone:
nuvole di polvere, palpito di veli,
flutto di tende
— qua e là —
misterioso vacillio della città.
Una turba balzante in arme:
cappelli, gonne in aria,
accecanti orde di polvere.
Un esercito interminabile di ribelli:
usci, finestre, porte — schiantati —
fragorio di vetri, panni volanti,
spettri balzanti,
braccia spalancate a un davanzale
contro sforzi di persiane.
Un urlo di maree popolose
espresse dal grigiastro, cavernoso
estuario degli orizzonti.
Sosta.
Pausa nella musica vertiginosa.
Tremola qualcosa
a
e si posa.
Poi di nuovo furibonde
le onde dei venti,
le correnti del turbine,
trascinano le case tra nebbie di polvere,
incalzano i giardini scapigliati.
Poi di nuovo
il suono, il rombo, il frastuono,
e l’orchestra formidabile,
con trombe di camini,
ù
con timpani di vetri,
con grancasse di portoni,
e violini, violini di fili telegrafici.
Schizza talvolta dalle nubi
% ]a fulminea bacchetta
del maestro uragano,
sul poema sinfonico dei venti.
Gonfia imminenza della morte.
Le case sagomate;
i campanili stagliati;
” le porte incise.
Bronzee lastre di silenzio.
Tra cielo di nubi lanose,
e terra di calma,
il cuore,
19° sospeso ai fili interminabili
dell’ignota paura.
Un battistrada leggiero:
fremito di fronde, bricioli di carta,
strepito indistinto nei giardini,
1° sui selciati...
Un rapido squadrone:
nuvole di polvere, palpito di veli,
flutto di tende
— qua e là —
misterioso vacillio della città.
Una turba balzante in arme:
cappelli, gonne in aria,
accecanti orde di polvere.
Un esercito interminabile di ribelli:
usci, finestre, porte — schiantati —
fragorio di vetri, panni volanti,
spettri balzanti,
braccia spalancate a un davanzale
contro sforzi di persiane.
Un urlo di maree popolose
espresse dal grigiastro, cavernoso
estuario degli orizzonti.
Sosta.
Pausa nella musica vertiginosa.
Tremola qualcosa
a
e si posa.
Poi di nuovo furibonde
le onde dei venti,
le correnti del turbine,
trascinano le case tra nebbie di polvere,
incalzano i giardini scapigliati.
Poi di nuovo
il suono, il rombo, il frastuono,
e l’orchestra formidabile,
con trombe di camini,
ù
con timpani di vetri,
con grancasse di portoni,
e violini, violini di fili telegrafici.
Schizza talvolta dalle nubi
% ]a fulminea bacchetta
del maestro uragano,
sul poema sinfonico dei venti.