Poesie di questo tema
Date e celebrazioni
Alfonso Gatto
Natale al Caffè Florian
La nebbia rosa
e l’aria dei freddi vapori
arrugginiti con la sera,
il fischio del battello che sparve
nel largo delle campane.
Un triste davanzale,
Venezia che abbruna le rose
sul grande canale.
Cadute le stelle, cadute le rose
nel vento che porta il Natale.
e l’aria dei freddi vapori
arrugginiti con la sera,
il fischio del battello che sparve
nel largo delle campane.
Un triste davanzale,
Venezia che abbruna le rose
sul grande canale.
Cadute le stelle, cadute le rose
nel vento che porta il Natale.
Andrea Zanzotto
Dintorni natalizi
Natale, bambino o ragnetto o pennino
che fa radure limpide ovunque
e scompare e scomparendo appare
come candore e blu
delle pieghe montane
in soprassalti e lentezze
in fini turbamenti e più
Bambino e vuoto e campanelle e tivù
nel paesetto. Alle cinque della sera
la colonnina della meteo della farmacia
scende verso lo zero, in agonia.
Ma galleggia sul buio
con sue ciprie di specchi.
Natale mordicchia gli orecchi
glissa ad affilare altre altre radure.
Lascia le luminarie
a darsi arie
sulla piazza abbandonata
col suo presepio di agenzie bancarie.
Natali così lontani
da bloccarci occhi e mani
come dentro fatate inesistenze
dateci ancora di succhiare
degli infantili geli le inobliate essenze
che fa radure limpide ovunque
e scompare e scomparendo appare
come candore e blu
delle pieghe montane
in soprassalti e lentezze
in fini turbamenti e più
Bambino e vuoto e campanelle e tivù
nel paesetto. Alle cinque della sera
la colonnina della meteo della farmacia
scende verso lo zero, in agonia.
Ma galleggia sul buio
con sue ciprie di specchi.
Natale mordicchia gli orecchi
glissa ad affilare altre altre radure.
Lascia le luminarie
a darsi arie
sulla piazza abbandonata
col suo presepio di agenzie bancarie.
Natali così lontani
da bloccarci occhi e mani
come dentro fatate inesistenze
dateci ancora di succhiare
degli infantili geli le inobliate essenze
Giovanni Raboni
Il compleanno di mia figlia
Siano con selvaggia compunzione accese
le tre candele.
Saltino sui coperchi con fragore i due
compari di spada compiuti uno
sei anni e mezzo, l’altro cinque
e io trentaquattro e la mamma trentadue
e la nonna, se non sbaglio, sessantotto.
Questa scena non verrà ripetuta.
La scena non viene diversamente effigiata. E chi
si sentisse esule o in qualche
percentuale risulta ingrugnato
parli prima o domani.
Accogli, streghina di marzapane, la nostra sospettosa tenerezza.
Seguano come a caso stridi
di vagoni piombati, raffiche di mitragliatrice...
le tre candele.
Saltino sui coperchi con fragore i due
compari di spada compiuti uno
sei anni e mezzo, l’altro cinque
e io trentaquattro e la mamma trentadue
e la nonna, se non sbaglio, sessantotto.
Questa scena non verrà ripetuta.
La scena non viene diversamente effigiata. E chi
si sentisse esule o in qualche
percentuale risulta ingrugnato
parli prima o domani.
Accogli, streghina di marzapane, la nostra sospettosa tenerezza.
Seguano come a caso stridi
di vagoni piombati, raffiche di mitragliatrice...
Giuseppe Ungaretti
Auguri per il proprio compleanno
Dolce declina il sole.
Dal giorno si distacca
Un cielo troppo chiaro.
Dirama solitudine
Come da gran distanza
Un muoversi di voci.
Offesa se lusinga,
Quest’ora ha l’arte strana.
Non è primo apparire
Dell’autunno già libero?
Con non altro mistero
Corre infatti a dorarsi
Il bel tempo che toglie
Il dono di follia.
Eppure, eppure griderei:
Veloce gioventù dei sensi
Che all’oscuro mi tieni di me stesso
E consenti le immagini all’eterno,
Non mi lasciare, resta, sofferenza!
Dal giorno si distacca
Un cielo troppo chiaro.
Dirama solitudine
Come da gran distanza
Un muoversi di voci.
Offesa se lusinga,
Quest’ora ha l’arte strana.
Non è primo apparire
Dell’autunno già libero?
Con non altro mistero
Corre infatti a dorarsi
Il bel tempo che toglie
Il dono di follia.
Eppure, eppure griderei:
Veloce gioventù dei sensi
Che all’oscuro mi tieni di me stesso
E consenti le immagini all’eterno,
Non mi lasciare, resta, sofferenza!
Maria Luisa Spaziani
Finisce un anno
Finisce un anno strano, l’anno dei nostri incontri,
tempo fiorito da febbraio a dicembre.
I giorni non fiorivano negli ultimi anni
ma questa ricchezza compensa ogni passato.
Ho ritrovato il gusto delle speranze giovani,
gli slanci incauti, la fede nel prodigio.
Dammi la mano. Ti tenti l’avventura,
questo viaggio a ritroso in boschi che si svegliano.
tempo fiorito da febbraio a dicembre.
I giorni non fiorivano negli ultimi anni
ma questa ricchezza compensa ogni passato.
Ho ritrovato il gusto delle speranze giovani,
gli slanci incauti, la fede nel prodigio.
Dammi la mano. Ti tenti l’avventura,
questo viaggio a ritroso in boschi che si svegliano.
Paolo Buzzi
Compleanno XLVI
Signore, che ho fatto della tua giornata?
L’ho dissipata minuto per minuto,
come un fanciullo distratto;
quello che tu m’avevi messo in petto
l’ho taciuto e ho detto
le parole vane, quelle degli altri.
Abbi misericordia del tuo servo.
Non lo chiamare davanti alla tua voce.
E, se muoio,
se mi addormentò,
oh destami Tu prima dell’ aurora,
ch’io possa servirti ancora.
L’ho dissipata minuto per minuto,
come un fanciullo distratto;
quello che tu m’avevi messo in petto
l’ho taciuto e ho detto
le parole vane, quelle degli altri.
Abbi misericordia del tuo servo.
Non lo chiamare davanti alla tua voce.
E, se muoio,
se mi addormentò,
oh destami Tu prima dell’ aurora,
ch’io possa servirti ancora.
Vittorio Sereni
Altro compleanno
A fine luglio quando
da sotto le pergole di un bar di San Siro
tra cancellate e fornici si intravede
un qualche spicchio dello stadio assolato
* quando trasecola il gran catino vuoto
a specchio del tempo sperperato e pare
e non si sa che altro un altro anno prepari
passiamola questa soglia una volta di più
’° sol che regga a quei marosi di città il tuo cuore
e un’ardesia propaghi il colore dell’estate.
da sotto le pergole di un bar di San Siro
tra cancellate e fornici si intravede
un qualche spicchio dello stadio assolato
* quando trasecola il gran catino vuoto
a specchio del tempo sperperato e pare
e non si sa che altro un altro anno prepari
passiamola questa soglia una volta di più
’° sol che regga a quei marosi di città il tuo cuore
e un’ardesia propaghi il colore dell’estate.