Poesie di questo tema
Matrimonio
Paolo Buzzi
La sposa danese
Vedi la giovinetta
d’un biondo-bianco lino,
rosea, tenera, tutta occhi di mare,
che al canto, là, della mensa candidissima,
tra il fiammeggiar delle luci elettriche e dei fiori,
sotto due pupille latine che la spìano, si dona
in un continuo palpito pubblico di tortora al suo sposo.
Queste donne non curano gli occhi del paese
che non le curano. Conta, loro,
se gli occhi degli stranieri le denudano?
Guardala e invidia un po’ di questi oblii,
tu che obliar non sai neppure in sonno.
Ella è seduta in grembo al suo uomo e non pare.
Quella tovaglia ha il pallore mortale d’un lenzuolo
d’orgia.
Quegli occhi affondano nell’abisso dei sensi chiaro
di meduse.
Quelle labbra sorridono d’angelo e dicon parole
demoniache.
L’uomo è placido, serio, gigante, quasi sordomuto,
pupille su nevi lontane.
d’un biondo-bianco lino,
rosea, tenera, tutta occhi di mare,
che al canto, là, della mensa candidissima,
tra il fiammeggiar delle luci elettriche e dei fiori,
sotto due pupille latine che la spìano, si dona
in un continuo palpito pubblico di tortora al suo sposo.
Queste donne non curano gli occhi del paese
che non le curano. Conta, loro,
se gli occhi degli stranieri le denudano?
Guardala e invidia un po’ di questi oblii,
tu che obliar non sai neppure in sonno.
Ella è seduta in grembo al suo uomo e non pare.
Quella tovaglia ha il pallore mortale d’un lenzuolo
d’orgia.
Quegli occhi affondano nell’abisso dei sensi chiaro
di meduse.
Quelle labbra sorridono d’angelo e dicon parole
demoniache.
L’uomo è placido, serio, gigante, quasi sordomuto,
pupille su nevi lontane.
Paolo Buzzi
Le due giornate
Due giornate assai dolci ha la donna:—dice una voce che suona i
da pallide lontananze, perdutamente mesta—
quando a lei sposa si dischiude la porta
della nuova casa, ed essa il fiorito limitare ne sale,
e quando poi la riportano via morta.
Tu, giovinetta, non hai avuto che un solo giorno di festa:
quando le compagne t’hanno attesa alla porta deill’ospedale,
reggendo nelle mani ruvide di geloni i grandi ceri.
E il tuo debole capo non ha conosciuto che una corona:
quella dei tuoi pesanti capelli neri.
Ma sapessi che ha da sopportare fra le nozze e il funerale
una povera donna, fra l’una e l’altra sua giornata buona!
Coi tuoi occhi di capriola spaurita, con le tue spalle strette,
troppo strette per quel peso, meglio avere avuto solo questa
delle due giornate che l’antica voce promette.
da pallide lontananze, perdutamente mesta—
quando a lei sposa si dischiude la porta
della nuova casa, ed essa il fiorito limitare ne sale,
e quando poi la riportano via morta.
Tu, giovinetta, non hai avuto che un solo giorno di festa:
quando le compagne t’hanno attesa alla porta deill’ospedale,
reggendo nelle mani ruvide di geloni i grandi ceri.
E il tuo debole capo non ha conosciuto che una corona:
quella dei tuoi pesanti capelli neri.
Ma sapessi che ha da sopportare fra le nozze e il funerale
una povera donna, fra l’una e l’altra sua giornata buona!
Coi tuoi occhi di capriola spaurita, con le tue spalle strette,
troppo strette per quel peso, meglio avere avuto solo questa
delle due giornate che l’antica voce promette.