Poesie di questo tema
Empowerment
Jolanda Insana
È questa la ricchezza
ho un disturbo d’articolazione
un difetto d’occlusione
chiudo male la bocca
l’occhio mi balla
mi muovo con circospezione
non ho equilibrio né sostegno
non posso portare pesi
neppure la busta del latte
figurarsi di dare un calcio alle cartacce
e se chiedo aiuto mi sento dire
ma che fai? Non hai mica ottant’anni
era la sua unica forma di consolazione
atterrita e villana quanto basta
per trovare uno straccio di protezione
e farmi coraggio
la prossima volta chiamerò
chi non fa oltraggio
conoscendo l’arte dell’indiscrezione
e avendo un’alta concezione della riuscita
e guarita con tutt’e due le arcate combacianti
me ne infischierò delle fregnacce
e prenderò a morsi la vita
è così che affronterò il problema dell’emancipazione
procedendo dal molaggio selettivo
come il dentista sullo scheletrato
non sono la stracciarola
che per piazzare il suo strambello
si enfia e sibila
madonna mia quant’è bello
io strippo e sbuzzo il porcospino
che vuole farsi il giaciglio della mia tana
troppe spine non fanno piumoni
dopo Cernobyl nascono fragole giganti
alberi metà pino e metà abete
agnelli a cinque zampe
bambini con un occhio e senza piedi
deliranti
vigilare disinquinare
restituire il letto ai torrenti
l’acqua agli abbeveratoi
l’erba ai conigli
a questo serve la ricchezza
è questa la ricchezza che serve
altro che fondazione famiglia alternativa
comunità di strafottenti
che giostrando con mazze e catene
stringono al collo il protettore
svègliati e svuota il letamaio
il concime serve per il mangime
con la bocca si fa confessioni per essere salvati
ma è tutto un frastordimento
un fraintendimento di richieste e di offerte
anche la generosità è oscena e la formichina ha
mammella di cammella sgravidata
e volta pesi (...)
un difetto d’occlusione
chiudo male la bocca
l’occhio mi balla
mi muovo con circospezione
non ho equilibrio né sostegno
non posso portare pesi
neppure la busta del latte
figurarsi di dare un calcio alle cartacce
e se chiedo aiuto mi sento dire
ma che fai? Non hai mica ottant’anni
era la sua unica forma di consolazione
atterrita e villana quanto basta
per trovare uno straccio di protezione
e farmi coraggio
la prossima volta chiamerò
chi non fa oltraggio
conoscendo l’arte dell’indiscrezione
e avendo un’alta concezione della riuscita
e guarita con tutt’e due le arcate combacianti
me ne infischierò delle fregnacce
e prenderò a morsi la vita
è così che affronterò il problema dell’emancipazione
procedendo dal molaggio selettivo
come il dentista sullo scheletrato
non sono la stracciarola
che per piazzare il suo strambello
si enfia e sibila
madonna mia quant’è bello
io strippo e sbuzzo il porcospino
che vuole farsi il giaciglio della mia tana
troppe spine non fanno piumoni
dopo Cernobyl nascono fragole giganti
alberi metà pino e metà abete
agnelli a cinque zampe
bambini con un occhio e senza piedi
deliranti
vigilare disinquinare
restituire il letto ai torrenti
l’acqua agli abbeveratoi
l’erba ai conigli
a questo serve la ricchezza
è questa la ricchezza che serve
altro che fondazione famiglia alternativa
comunità di strafottenti
che giostrando con mazze e catene
stringono al collo il protettore
svègliati e svuota il letamaio
il concime serve per il mangime
con la bocca si fa confessioni per essere salvati
ma è tutto un frastordimento
un fraintendimento di richieste e di offerte
anche la generosità è oscena e la formichina ha
mammella di cammella sgravidata
e volta pesi (...)