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Poesie di questo tema

Cambiamento e trasformazione

Clemente Rebora

Clemente Rebora

Dal grosso e scaltro rinunciar superbo

Dal grosso e scaltro rinunciar superbo
delle schiave pianure,
ch’a suon di nerbo la vietata altezza
sfogan nel moto isterico carponi
tra ruote polvere melma carboni,
per grumi di zolle e colture
e clamorosi grovigli di folle
in frégola di piacere acerbo;
dal pigro disnodar con sforzi grulli
delle ignare colline,
ch’a suon di frulli la fiutata altezza
tentan su dal letargo come serpi
fra erte e scese vicine,
per vigne, biade, ronchi, cinte, sterpi,
e ville e masnade
in torpor d’opere e trastulli;
dal soprassalto d’aquile e farfalle
dell’avide giogaie,
ch’a suon di stalle la sperata altezza
invocan dal più fier dei loro monti
per cuori rudi e boschi e salvi pascoli
nei poggi cavi sotto le pietraie,
fra consensi di laghi e di fonti
ansiosi a richiamar per ogni valle;
dall’assalto impennato in tormento
delle tragiche catene
ch’a bufere di vento
a gurgiti immani di vitreo silenzio,
fra trèmiti e vene
di fuggenti creature,
guatano addentano
serran l’altezza veduta
con róse pupille d’eclissi e d’assenzio,
con dure bocche in morsi di pietra,
con braccia e torsi digiuni
per cave rovine d’abissi
e spasimi eretti in atroci scompigli,
intorno schiomando con brividi fissi
il vello di neve che scivola e piega
nei ghiacci protesi sui lividi artigli
a sbarrar rupi con strazio profondo
verso gl’inviti del mondo,
a vietar con angoscia suprema
l’inarrivabile preda:
da piani colline giogaie catene
si lamina enorme la vetta
su vertebre e stinchi a vedetta
con l’anima ardente nei geli costretta.
Sopra, il vuoto dell’ombra e del fuoco
in infinita voragine tùrbina:
sotto, dal vano dell’aria la terra
– fra bave di nubi e tormenta –
l’ultime scaglie le avventa,
e fugge ghermendo la vita
effimera d’orme e di voci
in vertigine atterrita.
Fra incomprensioni immutabili
di spregio, d’invidia, di voglia,
dal basso che ignora all’alto che spoglia,
ogni cosa intendendo oltre aspetta
in fede enorme la vetta:
dal piede inestricabil di catene,
unica al cielo misura la forza;
con l’anima ardente in gelida scorza,
da sola respira il tremendo suo bene.