novelle a chiedere
manda l’inclita Nice
del piè che me costringere
suole al letto infelice,
sento repente l’intimo
petto agitarsi del bel nome al suon.
Rapido il sangue fluttua
ne le mie vene: invade
acre calor le trepide
fibre: m’arrosso: cade
la voce; ed al rispondere
util pensiero in van cerco e sermon.
il messo. E allor soletto
tutta vegg’io con l’animo
pien di nuovo diletto
tutta di lei la imagine
dentro a la calda fantasia venir.

Ed ecco ed ecco sorgere
le delicate forme
sovra il bel fianco; e mobili
scender con lucid’orme
che mal può la dovizia
de l’ondeggiante al piè veste coprir.

Ecco spiegarsi e l’Omero
e le braccia orgogliose
cui di rugiada nudrono
freschi ligustri e rose,
e il bruno sottilissimo
crine che sovra lor volando va:

e quasi molle cumulo
crescer di neve alpina
la man che ne le floride
dita lieve declina,
cara de’ baci invidia
che riverenza contener poi sa.

Ahi, la vivace imagine
tanto pareggia il vero,
che, del piè leso immemore,
l’opra del mio pensiero
seguir già tentò; e l’aria
con la delusa man cercando vo.
Sciocco vulgo, a che mormori,
a che su per le infeste
dita ridendo novetri
quante volte il celeste
a visitare ariete
dopo il natal mio di Febo tornò?

A me disse il mio Genio
allor cl’io nacqui: “ L’oro
non fia che te solleciti,
nè l’inane decoro
de’ titoli, nè il perfido
desio di superare altri in poter:

ma di natura i liberi
doni ed affetti, e il grato
de la beltà spettacolo
te renderan beato,
te di vagare indocile
per lungo di speranze arduo sentier.”

Inclita Nice, il secolo
che di te s’orna e splende
arde già gli assi; l’ultimo
lustro già tocca, e scende
ad incontrar le tenebre,
onde una volta giovanetto uscì.

E già vicine a i limiti
del tempo i piedi e l’ali
provan tra lor le vergini
ore, che a noi mortali
già di guidar sospitano
del secol che matura il primo dì.
fresca e leggiadra ancora
pur di recenti grazie
gareggiar con l’aurora;
e di mirarti cupido
de’ tuoi begli anni farà lento il vol.

Ma io, forse già polvere
che senso altro non serba
fuor che di te, giacendomi
fra le pie zolle e l’erba
attenderò chi dicami
“ Vale,” passando, “e ti sia lieve il suol.”

Deh, alcun che te ne l’aureo
cocchio trascorrer veggia
su la via, che fra gli alberi
suburbana verdeggia
faccia a me intorno l’aere
modulato del tuo nome volar.

Colpito allor da brivido
religioso il core,
fermerà il passo; e attonito
udrà del tuo cantore
le commosse reliquie
sotto la terra argute sibilar.
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