Giù nella grotta dei martiri
ch’era taverna
di veterani
i crocifissi brillano

su pozze di sangue;
e lì presso
si giuoca a carte stregate.

Su una carta piange Maria
il Figlio straziato,
su un’altra Venere i languidi
occhi schiude e si pettina
gli aurati capelli sul mare
che muta colore.
Sui sacramenti gli uni,
sugli elementi gli altri
puntano, Fuoco e Terra
gittano sul tavoliere;
poi mischiano i grandi tarocchi
e quando si fissano
nel giuoco difficile e scuro
li vedono trasparire
in boschi lontani
e mari appena nati.

Da mila anni son lì che giuocano
senza cibo nè sonno, sotto il fiume
dei secoli in alto scroscianti.
Sui loro capi la città
s’è fatta moderna e rintrona
fin là sotto ai convogli
che passano i ponti; e trema
l’incanto. Se uscissero
adesso per la scaletta nel traffico
della strada coi lumi
accesi di giorno
sotto questo cielo che sta per piovere,
guizzerebbero fatui
sopra i duomi e le nuvole
alle risse dell’uragano.
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