Federico de maria templi di agrigento

Rovine, non più vive di canti, di danze, di preci,
d’incensi ai piedi dei propizi numi,

eppure eterne. Tutto trascorso è nel mondo: la gloria
di capitani insigni, di Empedocle e Terone;

perfino gli dei sono svaniti per sempre. Soltanto
l’opera eretta a gara con Dio resta, sì, rotta

e frantumata, ma tuttora in cospetto del mare,
baciata dalla luce, carezzata dal vento.
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