Con più m’allungo, più m’è prossimana

Con più m’allungo, più m’è prossimana
la fazzon dolce de la donna mia,
che m’aucide sovente e mi risana
e m’ave miso in tal forsenaria,

che ’n parte ch’eo dimor’ in terra strana,
me par visibil ch’eo con ella sia,
e un’or credo tal speranza vana
ed altra mi ritorno en la follia.

Cos como guidò i Magi la stella,
guidame sua fazzon gendome avante,
che visibel mi par e incarnat’ella.

Però vivo gioioso e benistante,
ché certo senza ciò crudele e fella
morte m’auciderea immantenante.
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