Così ti doni Dio mala ventura,
com’ tu menzogna di’ ad isciente,
credendo ch’i’ m’arrenda per paura
di tua malvagia lingua mesdicente.

Ma eo sofferea prima ogni bruttura
e morte, ched ì° te déssimi nente,
clh’eo fora degna di soffrir arsura
come quella ch’a bestia si consente.

E se ciò è, che me non tegna mente
bona né bella, te qual credi tegna?
pur lo piggior de tutti e ’l più spiacente.

E gran fastidio n’è s’om ti disdegna
per dispiagenza, e tu ti tien’ sì gente
che, tal penser hai, credi che divegna.
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