La morte della poesia
dolci poesie
che ricamavano
bellissime emozioni
che mi portavano
lente e musicali
in atmosfere viola
nella magia
delle cose senza storia
il vostro tempo è finito—
sono morta
piano piano
insieme a voi—
immobile
e zitta
sono rimasta sospesa
in una morte non immobile
ma neanche apparente
ho viaggiato
in una bara
dentro al mio corpo
ho conosciuto
i fiumi mestruali
i contatti nervosi
dello stomaco
gli antri abbandonati
dell’intestino
e ho avuto
ancora
fame di parole emotive
magari meno dolci
ma più sanguigne
intestinali
uterine—
sul mio carro funebre?
sono passata
dal mio cervello
l’ho visto gonfio
di idee stracciate
eppure lucidissime
e ho visto
lunghe file
di specchi
in cui lui si rifletteva
e discuteva
con le immagini di sé
che gli davano sempre ragione
e ho visto
i suoi occhi
diventati ciechi
ribaltarsi all’indietro
per vedere solo se stesso
e mostrare al resto
una bianca
stupida
apparenza ferma
razionale—
e sono stata per le strade
e ho visto
tanta gente
tutta con quello stesso
sguardo bianco
idiota
e perfetto
senza urti
lo sguardo cerebrale—
e ho sentito
le urla grige
che escono da ogni carcere
e ho visto gli occhi
di ogni carcerato
non più bianchi
ma rossi
stanchi
forti
vitali
occhi che hanno viaggiato
dentro e fuori
di loro—
e ho sentito
il cigolare
e poi il lento
ma sicuro spezzarsi
delle catene femminili
e sulle loro facce
nessuna immagine riflessa
e nella loro voce
i discorsi di un cervello
e la musica di un corpo—
e sono stata nelle piazze
nelle case
nelle scuole
nei prati
e nei boschi
e ho visto
in mezzo a
mucchi di cadaveri
e di moribondi
che barcollavano urlando
ho visto gente
e bella
camminare
con le mani legate
e la bocca imbavagliata
e a Ogni passo
Ja catena ai loro polsi
si macchiava di sangue
ma si consumava
e il bavaglio sulle loro bocche
era sporco di bile
ma scendeva—
lentamente
la mia bara si è aperta
la mia morte
ha smesso di viaggiare
io sono uscita
da una nuova placenta
più grossa e pesante
la placenta storica
e ho cominciato a gridare
col rosso della mia rabbia
che ricamavano
bellissime emozioni
che mi portavano
lente e musicali
in atmosfere viola
nella magia
delle cose senza storia
il vostro tempo è finito—
sono morta
piano piano
insieme a voi—
immobile
e zitta
sono rimasta sospesa
in una morte non immobile
ma neanche apparente
ho viaggiato
in una bara
dentro al mio corpo
ho conosciuto
i fiumi mestruali
i contatti nervosi
dello stomaco
gli antri abbandonati
dell’intestino
e ho avuto
ancora
fame di parole emotive
magari meno dolci
ma più sanguigne
intestinali
uterine—
sul mio carro funebre?
sono passata
dal mio cervello
l’ho visto gonfio
di idee stracciate
eppure lucidissime
e ho visto
lunghe file
di specchi
in cui lui si rifletteva
e discuteva
con le immagini di sé
che gli davano sempre ragione
e ho visto
i suoi occhi
diventati ciechi
ribaltarsi all’indietro
per vedere solo se stesso
e mostrare al resto
una bianca
stupida
apparenza ferma
razionale—
e sono stata per le strade
e ho visto
tanta gente
tutta con quello stesso
sguardo bianco
idiota
e perfetto
senza urti
lo sguardo cerebrale—
e ho sentito
le urla grige
che escono da ogni carcere
e ho visto gli occhi
di ogni carcerato
non più bianchi
ma rossi
stanchi
forti
vitali
occhi che hanno viaggiato
dentro e fuori
di loro—
e ho sentito
il cigolare
e poi il lento
ma sicuro spezzarsi
delle catene femminili
e sulle loro facce
nessuna immagine riflessa
e nella loro voce
i discorsi di un cervello
e la musica di un corpo—
e sono stata nelle piazze
nelle case
nelle scuole
nei prati
e nei boschi
e ho visto
in mezzo a
mucchi di cadaveri
e di moribondi
che barcollavano urlando
ho visto gente
e bella
camminare
con le mani legate
e la bocca imbavagliata
e a Ogni passo
Ja catena ai loro polsi
si macchiava di sangue
ma si consumava
e il bavaglio sulle loro bocche
era sporco di bile
ma scendeva—
lentamente
la mia bara si è aperta
la mia morte
ha smesso di viaggiare
io sono uscita
da una nuova placenta
più grossa e pesante
la placenta storica
e ho cominciato a gridare
col rosso della mia rabbia