Vola a un tratto la palla
oltre la siepe e il campo,
oltre il cancello della villa accanto;
nell’orto è caduta
rosso di pesche morbide e odorose.
Gioietta con un grido corre svelta
e la veste si gonfia come vela
fresca nel vento. Delle ragazze intanto
quale è stesa nel fieno, quale sbuffa
arrossata dal giuoco; a una il volto
riga il sudore e sul labbro scendono
avide stille e lente;
un’altra con lo sguardo affaticato
a un tronco si appoggia, tende
al rezzo il collo e ne è tutta imbevuta.
Ecco Gioietta, torna con la palla
e ha pesche e pere e mele nella gonna
che porge come coppa.
Ognuna afferra un frutto ed essa pure
addenta con gli artigli
candidi un frutto che si spacca,
trepido, al morso e ne discende il succo
per il mento, fiume di fiamma.
Intanto il cielo annera;
ma le fanciulle stanche
non scorgono le nubi
precipitose dai lontani colli,
mentre il vento si arruffa e i capelli
già scomposti solleva;
esili i fiori si scuotono nei campi.
Cade la pioggia rapida
e le ragazze immote,
alcune assorte altre sorridenti,

gettati i frutti osservano stupite
i rami che si spiegano, le foglie
a un tratto cupe. Un contadino corre,
un porco nero e goffo è inseguito
nel campo da un ragazzo scalzo;
tra gli scrosci s’odono
tonfi di finestre rinserrate ...
A un richiamo improvviso
esse, con liete strida,
sotto la pioggia corrono e scompaiono.
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