Umile sono ed orgoglioso,
prode e vile e coragioso,
franco e sicuro e pauroso,
e son folle e sagio
e dolente e allegro e gioioso,
largo e scarso e dubitoso,
cortese e villano e noioso;
facciomi pro e danagio,
e diragiovi, buona gente, como
male e bene agio più di null’omo.

Povero e ricco e disasciato
sono e fermo e malato,
giovane e vecchio ed agravato
e sano spessamente;
metrcede faccio e peccato,
chio favello e non sono nato;
sono disciolto e legat’ò
lo core e la mente.
Or intendete di ciò la ragione:
giorno e notte istò ’n pensagione,

‘ Umile son, quando la veo,
e orgoglioso, ché goleo
quella per cui eo mi deleo
s’io la potesse avire;
e sono pro’ per lei, ch’è deo,
tant’è chiaro il suo splendeo;

6. largo e scarso: di mezzi, ma indica, piuttosto che uno
to, una pratica; dubitoso: timoroso, incerto.
8. danagio: danno.
disasciato: disagiato.
12. fermo: in ottima salute. 13. agrav
in pessima salute.
15. mercede: il contrario di “peccato,” atto
toso o meritorio. 22. goleo: bramo, mi fa gola.
23. deleo: stru
lo mio coragio a dire;
franco e sicuro sono ch’io vi ’ntendo,
e pauroso ché non agio amendo.

Savio sono petch’io non dico
d’orgoglio, né accatto nemico;
e sono folle ch’io mi ’mbrico
in così alto amore;
e villano, ch’io mi disdico
di tutte l’altre essere amico;
e son cortese, chio gastigo
di villania I mio core;
agione pro’, ch’io ne sono insegnato,
e danno c’amo e non sono amato.

Largo sono del fino amare
e scarso molto d’ubriare
quella che mi fa pur pensare
la notte e la dia;
di sbaldire mi fa allegrare;
quando la veo non so parlare
e dolente mi fa pur stare,
di sé fa carestia;
agione pro’ per lei ch’è la mia dia,
e male n’ò, che madonna il mi dia.

Ricco sono de la speranza
e povero de disperanza,
e sanami la fina amanza
quando la pos’ vedere;
mò grande male che mi lanza
e fermami la grand’esmanza;
e favello a gran baldanza
tuttor la credo avere.
Ma non son nato a quel chio penzo fare
se madonna non mi degnasse amare.

Legato, non posso fugire
in nulla parte al meo disire;
sono disciolto per servire
tuttotr se mi valesse;
vecchio sono per ubidire
a quella che mi fa morire;
giovane, al buono ver dire,
se madonna volesse;
e fo peccato per lei, ché m’ascondo,
e mercé, ché di mal fare m’ascondo.

Rugeri Apugliesi conti
a Dio com vive a.forti ponti.
Cavalieri e marchesi e conti
dicono in ogne parte
che mali e beni a lui son gionti.
Questo mondo è valli e monti.
Madonna li sembianti à conti,
lo cor m’auna e patte.
E la ventura sempre scende e sale;
tosto aviene a l’omo bene e male,
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