Non ami le pareti della tua
stanza. Hai negli occhi i papaveri rossi
in fuga. Il sorriso del giovane
acrobata. Il trionfo
di lui, o della tua
vita quando torna primavera.

II
Si ricompone un ritmo. Primavera
nella gaia città, dove un fanciullo accorre
se passa una fanfara. Dove le chiese
dimenticano i fedeli, e nelle aiuole
dormono abbandonate biciclette.

III
Tu freschezza e natura, anonimo credevo
e dolcissimo fiore: adesso un poco
solo per me perverso. Centro
ti fai dell’universo.

IV
Nel chiuso lago, sola, senza vento
la mia nave trascorre, ad ora ad ora.
Fremono i fiori sotto i ponti. Sento
la mia tristezza accendersi ancora.

V
Sei nella voce di un treno lontano
nella notte, e mi prendi per la mano.

VI
Ecco il fanciullo acquatico e felice.
Ecco il fanciullo gravido di luce
più limpido del verso che lo dice.
Dolce stagione di silenzio e sole
e questa festa di parole in me.
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