Erminia dinanzi al campo cristiano
(Canto vi)
CIII
Era la notte e ’l suo stellato velo
chiaro spiegava e senza nube alcuna;
e già spargea rai luminosi e gelo
di vive perle la sorgente luna.
L’innamorata donna iva col cielo
le sue fiamme sfogando ad una ad una;
e secretarj del suo amore antico
fea i muti campi e quel silenzio amico.
CIV
Poi, rimirando il campo, ella dicea:
“O belle agli occhi miei tende latine!
Aura spira da voi che mi ricrea
e mi conforta pur che m’avvicine:
così a mia vita combattuta e rea
qualche onesto riposo il ciel destine,
come in voi solo il cerco, e solo parmi
che trovar pace io possa in mezzo a l’armi.”
CIII
Era la notte e ’l suo stellato velo
chiaro spiegava e senza nube alcuna;
e già spargea rai luminosi e gelo
di vive perle la sorgente luna.
L’innamorata donna iva col cielo
le sue fiamme sfogando ad una ad una;
e secretarj del suo amore antico
fea i muti campi e quel silenzio amico.
CIV
Poi, rimirando il campo, ella dicea:
“O belle agli occhi miei tende latine!
Aura spira da voi che mi ricrea
e mi conforta pur che m’avvicine:
così a mia vita combattuta e rea
qualche onesto riposo il ciel destine,
come in voi solo il cerco, e solo parmi
che trovar pace io possa in mezzo a l’armi.”