Come vorrei preludere a una vera-mente

Come vorrei preludere a una vera-mente
a una vera-vita.
Quanto finora mi trovai vicino e
sotto gli occhi e tra le mani
scritto circoscritto descritto trascritto
non scritto,
piume pennini grafite e poi l’illustre biro.
Scritto in sommo grado, tutto annapurna
e quei grandi ghiacciai quelle faglie-fuìs,
quel tutto-snob maledetto e maldestro,
qui bisogna...
E l’inefficace operazione, storia
librata là in quell’area vuota
in quella luce limitata limata,
miseramente congesta e risparmiata
per disegni e illuminature,
mi parve un fondato sistema
mi parve un modo, un cespo, oltre.
E vivanda, da vivere.
«È l’olio vivo, è una fibra viva.»
Là è il vivente. Ma non è ancora ristoro (restauro),
nulla è la sede, nullo
l’invivimento l’invivarsi.
Forse l’incontro di un dispotico qui
di un qui puntiforme unitissimo
commesso nel perfetto
o là verso l’allitterato
esordiente paesaggio,
bimbo effato, Veneto in pittura-ura.
E io mi do da fare.
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