In cortile quei due stavan soletti.
Era l’alba con venti umidi e freschi.
Mi piaceva guardar sui fanciulleschi
volti il cupo turchino dei berretti;

quando lun l’altro, dopo due sgambetti,
fece presentat’arm colla ramazza.
Seguì una lotta ad una corsa pazza,
colle schiene cozzarono e coi petti.

Mi videro, e Dio sa quale capriccio
sospinse a me quei due giovani cani.
Con molti «Te la sgugni» e «Me la spiccio»,

motteggiando, mi presero le mani.
Ed io sorrisi, ché ai piccoli snelli
corpi, agli atti parevano gemelli.
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