De, gioia mia
De, gioia mia, fa’ ch’una mattina
tu vengni al santo colla tua gonnella,
ché tu par ben con essa una fancella,
più collorita che la galatina.
Tu se’ più fresca che non è la brina:
quando ti veggio, perdo la favella,
e par ch’Amor mi dia per le budella
d’un unto coltellaccio da cucina.
L’altrier mi mossi a tanta tenereza,
vedendoti sì ben far un bucato
ch’io mi pisciava sotto d’allegreza:
e ben mi credetti esser acorato
vedendo in voi tanta piacevoleza
che mi diceste: «Ben siate trovato».
Da poi mi son pensato
di farti arditamente un’anbasciata;
che gl’occhi tuoi mi cavan la corata.
tu vengni al santo colla tua gonnella,
ché tu par ben con essa una fancella,
più collorita che la galatina.
Tu se’ più fresca che non è la brina:
quando ti veggio, perdo la favella,
e par ch’Amor mi dia per le budella
d’un unto coltellaccio da cucina.
L’altrier mi mossi a tanta tenereza,
vedendoti sì ben far un bucato
ch’io mi pisciava sotto d’allegreza:
e ben mi credetti esser acorato
vedendo in voi tanta piacevoleza
che mi diceste: «Ben siate trovato».
Da poi mi son pensato
di farti arditamente un’anbasciata;
che gl’occhi tuoi mi cavan la corata.