Il pessimo e ’l crudele odio, ch’ i’ porto
Il pessimo e ’l crudele odio, ch’ i’ porto
a diritta ragione al padre meo,
il farà vivar più, che Botadeo,
e di ciò, buon dî, me ne sono accorto.
Odi, Natura, se tu ha’ gran torto:
l’altrier li chiesi un fiasco di raspeo,
che n’ha ben cento cogna ’l can giudeo,
in verità, vicin m’ebbe che morto.
— S’ i’ gli avessi chèsto di vernaccia! —
diss’io, solamente a lui approvare:
sì mi volle sputar entro la faccia.
E poi m’è detto ch’ ì’ nol debbo odiare!
Ma chi sapesse ben ogni sua taccia
direbbe: — Vivo il dovresti mangiare!
a diritta ragione al padre meo,
il farà vivar più, che Botadeo,
e di ciò, buon dî, me ne sono accorto.
Odi, Natura, se tu ha’ gran torto:
l’altrier li chiesi un fiasco di raspeo,
che n’ha ben cento cogna ’l can giudeo,
in verità, vicin m’ebbe che morto.
— S’ i’ gli avessi chèsto di vernaccia! —
diss’io, solamente a lui approvare:
sì mi volle sputar entro la faccia.
E poi m’è detto ch’ ì’ nol debbo odiare!
Ma chi sapesse ben ogni sua taccia
direbbe: — Vivo il dovresti mangiare!