La mia donna m’ha mandato un messo

La mia donna m’ha mandato un messo
ch’ i’ non lasci per nulla ch’ i’ non vada
a léi per la più diritta strada
che io posso, conservando me stesso;

e dice che li batte el cuor sì spesso,
che ’nanzi che questo giorno ne vada,
morrà, di me così forte l’aggrada
e non del di, per veder s’ i’ son esso!

Ecco novelle che mi son recate!
E vedete, signor, s’ i’ ’ posso fare,
ché son di longi a lei ben tre giornate.

Caval non ho; a piè non posso andare
quattro miglia per di: l’abbo, pensate!
Signor, vedete s’ i’ la posso aitare.

Becchina mia! — Cecco, nol ti confesso

— Becchina mia! — Cecco, nol ti confesso.
— Ed è son tu’. — E cotesto disdico.
— ΰ’ sarò altru’, — Î’ non vi do un fico.
— Torto mi fai, — E tu manda ’l messo.

— Sî, maccherell’ — Ell’avrà ’] capo fesso.
— Chi gliele fenderae? — Ciò ti dico,
— Se’ così niffa? — Si, contr’al nimico.
— Non tocc’a me, — Anzi, pur tu se’ desso.

— E tu t’ascondi. — E tu va col malanno.
— Tu non vorresti, — Perché non vorria?
— Ché se’ pietosa, — Non di te, uguanno!
— Se foss’un altro? — Cavere’l d’affanno.
— Mal ti conobbi! — Or non dî’ tu bugia.
— Non me ne poss’atar! — Abbieti 1 denno! —
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