Poi che la sera ha invaso la pallida stanza,
affogando nella sua lenta dolcezza
le nostre rotte parole di disperata speranza,
i nostri volti sbiancati di tristezza,
e le nostre anime, o amore,
gonfie ancora di lacrime—
ecco che il nostro povero dolore
ha cessato di singhiozzare,
e s’è messo a guardare a guardare
con occhi di bimbo smarrito
la finestra tutta azzurra d’infinito ...
E le tante le tante cose,
gravi e soavi, oscure e paurose,
che abbiamo detto poco fa,
e la stretta tremante delle mani,
gelide e ardenti, stanche e spasimose,
e le lacrime, le lacrime amare,
d’addio di lontananza di schianto
che abbiamo pianto—
tutto, ecco, tutto è dileguato via,
tutto è svanito nell’ombra leggera
della dolce sera
colore di poesia...
E noi non siamo, o amore mio santo,
che due piccole cose sperdute quaggiù,
che s’amano tanto,
che s’amano solo—
e non sanno di più.
Condividi

Commenti (0)

Accedi per pubblicare un commento.

Ancora nessun commento. Sia il primo a commentare.