Ho scritto. Si chiuse in una grotta
Ho scritto. Si chiuse in una grotta
Arsenio fortissimo disegnatore
Dipinse quadri piccoli e grotteschi
E tese l’anima in affreschi
Per desolare l’immensità
Della sua furia policroma
Attese i gnomi e le fate;
Cantava il ruscello ecc.
lo mi domando. Ha ciò senso comune
Qual cosa mi tortura e mi sospinge
All’assurdo. E il bisogno della morte
Perché su tutto chiamo distruzione?
Ci pensavo nel porto questa sera
Nel porto enorme carico di navi
Il tramonto aranciato mi ha dato lo spasimo
Della febbre malarica
Oh avere un cielo nuovo, un cielo puro
Dal sangue d’angioli ambigui
Senza le zuccherine lacrime di Maria
Un cielo metallico ardente di vertigine
Senza i miasmi putridi dei poeti e delle fanciulle
Che accolga il respiro vergine violento e sublime della
[prateria
Dove il tramonto bruci in fiamma vera
Col solo aroma purificatore della forza
Nuova, infinita, intatta; un cielo dove
Frati e poeti non abbiano fatto
La tana come i vermi
È questo che io voglio e lancerei
Le navi colossali
Verso il paese nuovo (non putrida patria)
Le navi sferrate sul mare senza colore
Sì senza colore alla fine. Come à infinitamente stupido
L’azzurro infinto
Chiudiamo gli occhi o squarciamo il pavone bastardo
Anche il mare hanno imbastardito
Come il sangue che oggi sa di miasma
Hanno mai pensato che odor salutare ha il sangue nella
[prateria vergine
Il ferro per fortuna si copre di ruggine o li stritola
Schiacciamo una volta gli infami decrepiti
Certamente è ben questo che vorrei
Arsenio fortissimo disegnatore
Dipinse quadri piccoli e grotteschi
E tese l’anima in affreschi
Per desolare l’immensità
Della sua furia policroma
Attese i gnomi e le fate;
Cantava il ruscello ecc.
lo mi domando. Ha ciò senso comune
Qual cosa mi tortura e mi sospinge
All’assurdo. E il bisogno della morte
Perché su tutto chiamo distruzione?
Ci pensavo nel porto questa sera
Nel porto enorme carico di navi
Il tramonto aranciato mi ha dato lo spasimo
Della febbre malarica
Oh avere un cielo nuovo, un cielo puro
Dal sangue d’angioli ambigui
Senza le zuccherine lacrime di Maria
Un cielo metallico ardente di vertigine
Senza i miasmi putridi dei poeti e delle fanciulle
Che accolga il respiro vergine violento e sublime della
[prateria
Dove il tramonto bruci in fiamma vera
Col solo aroma purificatore della forza
Nuova, infinita, intatta; un cielo dove
Frati e poeti non abbiano fatto
La tana come i vermi
È questo che io voglio e lancerei
Le navi colossali
Verso il paese nuovo (non putrida patria)
Le navi sferrate sul mare senza colore
Sì senza colore alla fine. Come à infinitamente stupido
L’azzurro infinto
Chiudiamo gli occhi o squarciamo il pavone bastardo
Anche il mare hanno imbastardito
Come il sangue che oggi sa di miasma
Hanno mai pensato che odor salutare ha il sangue nella
[prateria vergine
Il ferro per fortuna si copre di ruggine o li stritola
Schiacciamo una volta gli infami decrepiti
Certamente è ben questo che vorrei