Che ne è di Lei?
Finalmente vede.
È come ripartire da capo.
Non è mai partita.
Non sa dove andare.
È così per chi si mette in viaggio.
Teme di non farcela.
Basta non proporsi traguardi.
E lui?
Caduto, nella stessa trappola.
E quel che è stato?
Finito.
Mai più?
Finiti i sempre 1 mai più.
Fa notte all’improvviso.
Sta dietro 1 vetri,
alza la testa e s’accorge
che fuori è buio. Pensa,
come è possibile? d’accordo, il sole
va dall’altra parte. Eppure si meraviglia,
si spaventa.
Sta sprofondando e si dice: domani,
un altro giorno, un altro. Ora
si accenderanno le luci nelle strade,
la sera s’imbelletta (...).

Lo iniziò un compagno delle elementari.
Gli disse, guarda che decide
la tua parte. Gli mostrò il da farsi.
Il più lo provò nello specchio dell’armadio:
con quell’altro andò avanti nel gioco.

Prima il ruolo prefissato,
dopo 1] fantasma. Che poteva venirne?

Nessuno lo aveva avvertito. Di È a poco
quel gioco si sarebbe mutato in una guerra.
Meglio restarserne in quella stanza.
Dentro lo specchio. Invece ne uscì.

Ha preteso l’accordo; chiamava così
la condiscendenza. Mai pensando che Lei
aveva giocato in un altro specchio,
di un altro armadio,
e con quell’altra dello specchio
s’era inventata un proprio accordo.

Stanotte non gli riusciva di dormire.
Ha cercato nei cassetti di Lei,
ha infilato il suo reggiseno,
la sua sottana azzurra di seta,
le sue calze. Quindi ha spento la lampada.
Filtrava dalla serranda la luce stradale.
Nello specchio ha chiesto
a Lei, ferma, ansiosa,
il gesto che l’avvicinasse,
la mano che lo sciogliesse.
Ancora una volta era solo.
Ci sono patti che vanno rispettati (...).

- Una sera di molti anni fa,
con una coppia di amici,
decise di provare LSD.
Per l’erba aveva ridacchiato.
L’acido lo travolse. Fluttuò nell’aria,
corse nei colori,
poi sull’orlo di un baratro,
infine sul patibolo,
la mannaia affilata sulla testa,
tempo fermo, sospeso.

Da quel giorno, ogni tanto, all’improvviso,
torna quella paura:
un attimo, ma un attimo infinito.
E forse è solo questo essere vivi:
inermi, inebetiti,
tutto solo a distrarre dall’orrore (...).

Più cerca i perché più si perde.
Stare ai fatti.
Corri dietro l’orologio,
sudi, t’affanni, maledici, straparli,
ti tirano da ogni parte,
fra uno strattone e l’altro ti dimentichi.
“Buon giorno, buona sera, compagni
d’inquietudine, non sono d’accordo,
niente da eccepire”. Procede
con gli altri, macchine senza requie.
Il corpo si sfiacca, il dubbio affiora.
L’eroe al massimo della tensione
non cerca, non pensa, va,
punta dritta la lama.
Potersene stare assopiti
nel primo giardino, la mela
ancora al ramo. Invece
ovunque rumore. Cedimenti, rovine.
Morti a milioni, a milioni nascono.
Che è mai uno che soffre?
Se gli altri soffrissero
nella stessa misura? Diversi
e uguali. L’assalitore non cede
neanche nel sonno. In sogno
tornano voglie che credeva placate,
si sveglia stanco.
Condividi

Commenti (0)

Accedi per pubblicare un commento.

Ancora nessun commento. Sia il primo a commentare.