Lo sai; debbo riperderti e non posso.
Come un tiro aggiustato mi sommuove
ogni opera, ogni grido e anche lo spiro
salino che straripa
dai moli e fa l’Oscura primavera
di Sottoripa.
Paese di ferrame e alberature

a selva nella polvere del vespro.
Un ronzio lungo viene dall’aperto,
strazia com’unghia ai vetri. Cerco il segno
smarrito, il pegno solo ch’ebbi in grazia
da te.
E l’inferno è certo.

XXX

Ti libero la fronte dai ghiaccioli
che raccogliesti traversando l’alte
nebulose: hai le penne lacerate
dai cicloni, ti desti a soprassalti.
Mezzodì: allunga nel riquadro il nespolo
l’ombra nera, s’ostina in cielo un sole
freddoloso: e l’altre ombre che scantonano
nel vicolo non sanno che sei qui.
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