Canta, or piango, e non men di dolcezza
Canta, or piango, e non men di dolcezza
del pianger prendo che del canto presi;
ch’a la cagion, non a l’effetto, intesi
sono i miei sensi vaghi pur d’altezza.
Indi e mansiietudine e durezza
ed atti fieri ed umili e cortesi
porto egualmente; nè me gravan pesi,
nè l’arme mie punta di sdegni spezza.
Tengan dunque vér me l’usato stile
Amor, Madonna, il mondo e mia fortuna;
ch’? non penso esser mai se non felice.
Viva o mora o languisca, un più gentile
stato del mio non è sotto la luna:
sì dolce è del mio amaro la radice!
del pianger prendo che del canto presi;
ch’a la cagion, non a l’effetto, intesi
sono i miei sensi vaghi pur d’altezza.
Indi e mansiietudine e durezza
ed atti fieri ed umili e cortesi
porto egualmente; nè me gravan pesi,
nè l’arme mie punta di sdegni spezza.
Tengan dunque vér me l’usato stile
Amor, Madonna, il mondo e mia fortuna;
ch’? non penso esser mai se non felice.
Viva o mora o languisca, un più gentile
stato del mio non è sotto la luna:
sì dolce è del mio amaro la radice!