sogno dileguerà.

D’un pensoso dolore
Settembre il ciel riempie.
Gli languon su le tempie
le rose de l’està.

Egli pensa. Un vapore
lento per l’aer fuma
e lento si consuma
ne la serenità.

Egli soffre. Il dì muore.
Come un lieve asfodelo,
la nuova luna in cielo,
ecco, traspare già.

S’apre il celeste fiore,
l’esile fior notturno:
guarda il mar taciturno
ove si specchierà;

guarda con dolce ardore
il vespero fuggente.
Sia così dolce e ardente
l’ultima voluttà!
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