Le tre ragazze stavano sedute
davanti all’aula, nude, nell’attesa
dell’esame, chi più pudica, in sé
raccolta, con le braccia strette intorno
alle ginocchia, appena il volto limpido
levato, o sorridente, a interrogare
il fondo buio, il corridoio vuoto,
che una finestra coi vetri polverosi
chiude, e un cielo cieco, tenda non aria,
chi esibendo tranquilla il pube bruno
come un trofeo o un preannuncio per il dio
che verrà, non a giudicare o a scegliere,
ma a rimpiangere infinitamente
l’attimo di una visione che non fu
e non sarà mai, ma dolorosamente
è così dolce credere che sia.
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