[…] Ella morìa.
Subita, e cinta di sinistro arcano
ne dissero la morte. Era una notte.
Sovra il suo letto d’ebano dormiva
sorridente. La lampa agonizzava.
Sovra il tappeto orïental caduto
era un volume da la man che ancora
si atteggiava a tenerlo. Avea scordato
quella sera di dir le sue preghiere.
Un altro Iddio le inquïetava i caldi
rivi del sangue. E sotto il trasparente
velo azzurrino de le sue palpèbre
iva ondeggiando immersa in non so quali
vagabondi desii la sua pupilla.
Ma da canto a la bella peccatrice
carnefici soavi e inavvertiti
vegliavano dei fior. Dal levigato
labbro di conca alabastrina il capo
sporgeano in giro. Ed era ognun di loro
dono segreto di segreto amante
in segreto tradito.Iddio che lega
tutte le cose di quaggiù con fila
misterïose, Egli saprà per quale
corrispondenza incognita si fosse
l’anima di que’ fior comunicata
con l’anima di quei poveri cuori.
Tutto taceva. Una canzon briaca
solo si udia, come balzar per l’aura;
e qualche pésta che finia perduta
dietro le svolte: l’indice del tempo
segnava il colmo de la notte. Allora
avvenne un fatto pauroso. Il gambo
lieve lieve allungando una magnolia
al labbro s’appressò cupidamente
de la sopita, e vi depose il bacio,
onde l’aveva il donator pregata.
Ma in quello istante pur non altrimenti
la cardenia movea, movea l’acuta
tuberosa ed il giglio; e ognun credeva
in quella delicata ora di colpa
d’esser non visto, ognun d’essere il solo.
Ché la divina sognatrice, accesa
da volubili febbri, il collo e i crini
acconsentiva e il sen nitido a tutti
perfidamente con egual misura.
Ma in un balen dall’acre accorgimento
ch’ella tradia fûr colti. Una gelosa
rabbia li vinse, e in tacita congiura
ne decisero il fato. Allor dal fondo
dei calici scherniti, ove si accoglie
tanta virtù d’inesplorate essenze,
stille dedusser di sottil veleno
e nuvolette d’aliti mortali.
Poscia ravvolti in quel vapor d’affanno
saettaron le nari all’infedele
atrocemente. Ella agitò pei lini
le sue nobili forme; una fatica
disperata divenne il suo respiro;
come di cosa che si ferma, il metro
sempre più lento era del core; volle
mettere un grido; aprì gli occhi; la lampa
spegneasi allora con guizzo supremo;
ed ella vide l’ombra de la morte
passar su la parete. […]
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