Arnaldo Fusinato

Arnaldo Fusinato

1817–1888 · visse 71 anni IT IT

n. 1817-11-25, Schio · m. 1888-12-28, Roma

Da Una grande passione

Fervea la danza, e via per la lucente
sala le coppie trascorrean danzanti;
mentr’io, straniero affatto e indifferente
allo spettacol che m’era davanti,
me ne stava seduto in un cantone
sorseggiandomi un’acqua di limone.

Quando, levando gli occhi (oh! benedetta
quella levata d’occhi, a cui pur deggio
tutto quel bene che quaggiù m’aspetta),
poco lontan dalla mia sedia io veggio
un angiolo del ciel, che in velo bianco
stava seduto della mamma al fianco.
Gran bella mamma! nella man stringea
un piumato ventaglio; il crin canuto
con elegante industria nascondea
sotto un ampio turbante di velluto,
e dal turbante le piovea sul viso
un magnifico uccel di paradiso.

Ma la figlia! la figlia! in lunghe anella
il crin spartito le ombreggiava il volto:
come s’addice a ingenua verginella
il languid’occhio al suol tenea rivolto,
mentre fra i suoi labbruzzi di rubino
con due dita spingeva un biscottino.

Oh! chi non vide mai, come vid’io,
tra le armonie di splendido festino
un angiolo vezzoso al par del mio
mangiarsi con due dita un biscottino,
non può farsi un’idea del fuoco ardente
che in quel punto m’accese e core e mente.

Come una molla che percossa scatta,
io balzai dalla sedia, e senza più
il nodo m’acconciai della cravatta,
calcai le suste al mio cappel-gibus,
ed infilati i miei guanti glacés
vèr lei mi spinsi con un pas-glissé.

Fo del mio corpo un arco, e con la mano
la invito al ballo: un languido sorriso,
indizio certo del piacere arcano
ch’io le suscito in cor, le brilla in viso:
suonano un waltz (credo di Strauss) ed ella
mi balza incontro saltellante e snella.

E al mio braccio il suo fianco abbandonato,
spiccammo il volo, e poi che sì vicino
al mio volto passar sento quel fiato
che la fragranza avea del biscottino,
così mi punge in quell’istante amore,
che arditamente me la stringo al cuore.

D’un virgineo rossor tinto il sembiante,
lo sguardo in me fissò quell’angioletta,
e mentre colla sua mano tremante
mi ricambiava un’eloquente stretta,
il cor sì forte mi battea che fe’
saltar via due bottoni al mio gilet.
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Poesie

1

Da Una grande passione

Fervea la danza, e via per la lucente
sala le coppie trascorrean danzanti;
mentr’io, straniero affatto e indifferente
allo spettacol che m’era davanti,
me ne stava seduto in un cantone
sorseggiandomi un’acqua di limone.

Quando, levando gli occhi (oh! benedetta
quella levata d’occhi, a cui pur deggio
tutto quel bene che quaggiù m’aspetta),
poco lontan dalla mia sedia io veggio
un angiolo del ciel, che in velo bianco
stava seduto della mamma al fianco.
Gran bella mamma! nella man stringea
un piumato ventaglio; il crin canuto
con elegante industria nascondea
sotto un ampio turbante di velluto,
e dal turbante le piovea sul viso
un magnifico uccel di paradiso.

Ma la figlia! la figlia! in lunghe anella
il crin spartito le ombreggiava il volto:
come s’addice a ingenua verginella
il languid’occhio al suol tenea rivolto,
mentre fra i suoi labbruzzi di rubino
con due dita spingeva un biscottino.

Oh! chi non vide mai, come vid’io,
tra le armonie di splendido festino
un angiolo vezzoso al par del mio
mangiarsi con due dita un biscottino,
non può farsi un’idea del fuoco ardente
che in quel punto m’accese e core e mente.

Come una molla che percossa scatta,
io balzai dalla sedia, e senza più
il nodo m’acconciai della cravatta,
calcai le suste al mio cappel-gibus,
ed infilati i miei guanti glacés
vèr lei mi spinsi con un pas-glissé.

Fo del mio corpo un arco, e con la mano
la invito al ballo: un languido sorriso,
indizio certo del piacere arcano
ch’io le suscito in cor, le brilla in viso:
suonano un waltz (credo di Strauss) ed ella
mi balza incontro saltellante e snella.

E al mio braccio il suo fianco abbandonato,
spiccammo il volo, e poi che sì vicino
al mio volto passar sento quel fiato
che la fragranza avea del biscottino,
così mi punge in quell’istante amore,
che arditamente me la stringo al cuore.

D’un virgineo rossor tinto il sembiante,
lo sguardo in me fissò quell’angioletta,
e mentre colla sua mano tremante
mi ricambiava un’eloquente stretta,
il cor sì forte mi battea che fe’
saltar via due bottoni al mio gilet.

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