Emilio Cecchi

Emilio Cecchi

1884–1966 · visse 82 anni IT IT

n. 1884-07-14, Florença · m. 1966-09-08, Roma

Il beato

Io non posso soffrire. Io sono tale,
per lieto arbitrio degli Dei, che niuna
pena mi tocca; e vivo tra una cuna
e una bara, ignorando il vostro male.
Forse sono io stesso un Immortale.
Guardami ben: vedi tu in me pur una
traccia del tuo dolore? E quanto aduna
tristezze in voi me a rattristar non vale.

Tanta bontà è nel mio cuore, che un gioco
m’è la guerra: ogni volto si fa bello
s’io l’affisso, ogni voce è una canzone.
E se dar mi potessi un’ora, un poco
del tuo dolore, io ti darei per quello
l’alta letizia di cui son prigione.
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Poesie

2

Il beato

Io non posso soffrire. Io sono tale,
per lieto arbitrio degli Dei, che niuna
pena mi tocca; e vivo tra una cuna
e una bara, ignorando il vostro male.
Forse sono io stesso un Immortale.
Guardami ben: vedi tu in me pur una
traccia del tuo dolore? E quanto aduna
tristezze in voi me a rattristar non vale.

Tanta bontà è nel mio cuore, che un gioco
m’è la guerra: ogni volto si fa bello
s’io l’affisso, ogni voce è una canzone.
E se dar mi potessi un’ora, un poco
del tuo dolore, io ti darei per quello
l’alta letizia di cui son prigione.

La capra

Ho parlato a una capra.
Era sola?) sul prato, era legata.
Sazia d’erba, bagnata
dalla pioggia, belava.
Quell’uguale belato era fraterno
al mio dolore. Ed io risposi, prima
per celia, poi perché il dolore è eterno,
ha una voce e non varia.
Questa voce sentiva
geimere in una capra solitaria.
In una capra dal viso semita
sentivo querelarsi ogni altro male,
ogni altra vita.

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