Giacomino Pugliese

Giacomino Pugliese

n. , Apúlia · m. , Apúlia

Donna, di voi mi lamento

Donna, di voi mi lamento,
bella, di voi mi richiamo
di si grande fallimento:
donastemi auro co ramo.
Vostto amor pensai tenere
fermo, senza sospecione;
or sembra d’altro volere,
truovolo in falsa cascione,
amore.
Meo sir, se tu ti lamenti,
tu no hai dritto né ragione;
per te sono in gran tormenti,
Dovresti guardar stagione,
ancor ti sforzi la voglia
d’amore e la gelosia;
con senno porta la doglia,
non perder per tua follia
amore.
Madonna, s’io pene porto,
a voi non scresce baldanza,
di voi non agio conforto
e fals’è la tua leanza,
quella che voi mi mostraste
là, ov’avea tre persone
la sera che mi serraste
in vostra dolze pregione,
amore.
Meo sir, se tu ti. compiangi,
ed io mi sento la doglia;
lo nostro amor falsi e cangi,
ancor che mostri tua voglia.
Non sai che patte mi tegna
di voi, onde son smaruta;
tu mi falsi di convegna
e morta m’ha la partuta,
amore.
Donna, non ti pesa fare
fallimento o villania?
Quando mi vedi passare
sospitrando per la via,
asconditi per mostranza:
tutta gente ti rampogna,
a voi ne torna bassanza
e a me ne cresce vergogna,
amore.
Meo sire, a forza m’aviene
ch’io m’apiatti od asconda,
ca si distretta mi tene
quelli cui Cristo confonda,
non m’auso fare a la porta;
sono confusa, in fidanza,
ed io mi giudico morta,
tu non hai nulla pietanza,
amore.
Madonna, non ho pietanza
di voi, ché troppo mi ’ncanni:
sempre vivi in allegranza
e ti diletti in mie’ danni;
l’amor non ha inver voi forza,
perché tu non hai fermaggio,
d’amor non hai se non scorza,
ond’io di voi son salvaggio,
amore.
Meo sir, se ti lamenti, ah me!
tu ti ’nde prendi ragione,
ch’io vegno là ove vi chiamè
e no ’nde guardo persone.
Poi che m’hai al tuo dimino,
piglia di me tal vengianza,
che ’l libro di Giacomino
lo dica per rimembranza,
amore.
Madonna, in vostra intendenza
niente mi posso fidare,
ché molte fiate in perdenza
trovomi di voi amare.
Ma, s’eo sapesse in certanza
esser da voi meritato,
non averei rimembranza
di nessun fallo passato,
amore.
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Poesie

2

Donna, di voi mi lamento

Donna, di voi mi lamento,
bella, di voi mi richiamo
di si grande fallimento:
donastemi auro co ramo.
Vostto amor pensai tenere
fermo, senza sospecione;
or sembra d’altro volere,
truovolo in falsa cascione,
amore.
Meo sir, se tu ti lamenti,
tu no hai dritto né ragione;
per te sono in gran tormenti,
Dovresti guardar stagione,
ancor ti sforzi la voglia
d’amore e la gelosia;
con senno porta la doglia,
non perder per tua follia
amore.
Madonna, s’io pene porto,
a voi non scresce baldanza,
di voi non agio conforto
e fals’è la tua leanza,
quella che voi mi mostraste
là, ov’avea tre persone
la sera che mi serraste
in vostra dolze pregione,
amore.
Meo sir, se tu ti. compiangi,
ed io mi sento la doglia;
lo nostro amor falsi e cangi,
ancor che mostri tua voglia.
Non sai che patte mi tegna
di voi, onde son smaruta;
tu mi falsi di convegna
e morta m’ha la partuta,
amore.
Donna, non ti pesa fare
fallimento o villania?
Quando mi vedi passare
sospitrando per la via,
asconditi per mostranza:
tutta gente ti rampogna,
a voi ne torna bassanza
e a me ne cresce vergogna,
amore.
Meo sire, a forza m’aviene
ch’io m’apiatti od asconda,
ca si distretta mi tene
quelli cui Cristo confonda,
non m’auso fare a la porta;
sono confusa, in fidanza,
ed io mi giudico morta,
tu non hai nulla pietanza,
amore.
Madonna, non ho pietanza
di voi, ché troppo mi ’ncanni:
sempre vivi in allegranza
e ti diletti in mie’ danni;
l’amor non ha inver voi forza,
perché tu non hai fermaggio,
d’amor non hai se non scorza,
ond’io di voi son salvaggio,
amore.
Meo sir, se ti lamenti, ah me!
tu ti ’nde prendi ragione,
ch’io vegno là ove vi chiamè
e no ’nde guardo persone.
Poi che m’hai al tuo dimino,
piglia di me tal vengianza,
che ’l libro di Giacomino
lo dica per rimembranza,
amore.
Madonna, in vostra intendenza
niente mi posso fidare,
ché molte fiate in perdenza
trovomi di voi amare.
Ma, s’eo sapesse in certanza
esser da voi meritato,
non averei rimembranza
di nessun fallo passato,
amore.

La dolce ciera piagente

La dolce ciera piagente
e li amorosi sembianti
lo cor m’allegra e la mente
quando mi pare davanti,
si volontieri la vio
quella cui eo amai;
la bocca ch’eo basai
ancor l’astetto e disio!

L’aulente bocca e le menne
de lo petto le cercai,

salvaggio: sono furioso nei vostri confronti.
fra le mie braza la tenne;
basando m’adomandai:
“Messer, se ve n’ate a gire,
non facciate adimoranza,
ché non esti bona usanza
lassar l’amore e pattire.”

Allotta ch’eo mi partivi
e dissi “a Deo v’acomando,”
la bella guardò inver mivi,
sospirava lagrimiando;
tant’erano li sospiri
c’a pena mi rispondia,
la dolze donna mia
non mi lassava pattiri.

Io non fiivi si luntano,
che lo meo amor v’ubriasse,
né non credo che Tristano
Isaotta tanto amasse.
Quando vio venir l’aulente,
infra le donne apatiri,
lo cor mi trae di martiri
e ralegrami la mente.

Mazzeo di Ricco

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