Lo core innamorato
Lo core innamorato,
messere, si lamenta
e fa piangere li occhi di pietate;
da me este alungiato,
e lo meo cor tormenta
vegnendo a voi lo giorno a mille fiate.
Avendo di voi voglia,
lo meo cor a voi mando,
ed ello vene e con voi si sogiorna;
e poi a me non torna,
a voi lo racomando
no li faciate gelosia, né doglia.
Donna, se mi mandate
lo vostro dolze core
innamorato sì come lo meo,
sacciate in veritate
ca per verace amore
inmantenente a voi mando lo meo,
perché vi degia dire
com’eo languisco e sento
gran pene per voi, rosa colorita;
ch’eo non agio altra vita,
se non solo un talento:
com’eo potesse a voi, bella, venire.
Messere, se talento
avete di venire,
eo nde son cento tanti disiosa.
Questo congiungimento
mi conduce a morire:
quant’eo più v’amo, e più ne son gelosa,
ed è sempre paura
ne per altra intendanza
lo vostro cor non faccia fallimento;
und’eo tuttor tormento,
s’eo non ò siguranza
i
che d’altra donna non agiate cura.
Di me, madonna mia,
non vi convene avire
né gelosia, né doglia, né paura.
Omo non si porria
ne gli occhi compartire
che ne vedesse due ’n una figura;
tanto coralemente
no mi porriano amare,
che ’n altra parte gisse lo mio core.
Così mi stringe Amore,
c’altro non posso fare
se non tornare a voi, donna valente.
Re Enzo
messere, si lamenta
e fa piangere li occhi di pietate;
da me este alungiato,
e lo meo cor tormenta
vegnendo a voi lo giorno a mille fiate.
Avendo di voi voglia,
lo meo cor a voi mando,
ed ello vene e con voi si sogiorna;
e poi a me non torna,
a voi lo racomando
no li faciate gelosia, né doglia.
Donna, se mi mandate
lo vostro dolze core
innamorato sì come lo meo,
sacciate in veritate
ca per verace amore
inmantenente a voi mando lo meo,
perché vi degia dire
com’eo languisco e sento
gran pene per voi, rosa colorita;
ch’eo non agio altra vita,
se non solo un talento:
com’eo potesse a voi, bella, venire.
Messere, se talento
avete di venire,
eo nde son cento tanti disiosa.
Questo congiungimento
mi conduce a morire:
quant’eo più v’amo, e più ne son gelosa,
ed è sempre paura
ne per altra intendanza
lo vostro cor non faccia fallimento;
und’eo tuttor tormento,
s’eo non ò siguranza
i
che d’altra donna non agiate cura.
Di me, madonna mia,
non vi convene avire
né gelosia, né doglia, né paura.
Omo non si porria
ne gli occhi compartire
che ne vedesse due ’n una figura;
tanto coralemente
no mi porriano amare,
che ’n altra parte gisse lo mio core.
Così mi stringe Amore,
c’altro non posso fare
se non tornare a voi, donna valente.
Re Enzo