Passerà l’alba in un sogno
al freddo freddo d’ogni casa
al solitario azzurro del mare.
E nudo il mondo un’altra volta.
Ertompa il cuore con la mela rossa
contenta d’esser dura.
In una selva molle di nuvole e di nevi
pozz’acre di verde si rimescola il mare.
Lo spazio smemorato si ridesta
!° tra Jontananze ventilato leggero.
Nello spazio lunare
pesa il silenzio dei morti.
Ai carri eternamente remoti
il cigolìo dei lumi
improvvisa perduti e beati
villaggi di sonno.
Come un tepore troveranno l’alba
gli zingari di neve,
come un tepore sotto l’ala i nidi.
Così lontano a trasparire il mondo
ricorda che fu d’erba, una pianura.
La tua tomba, bambino,
vogliamo sia sbiancata
come una cameretta
e che vi sia un giardino
° d’intorno e l’incantata
pace d’una zappetta.
Era un dolce rumore
che tu lasciavi al giorno
quel cernere la ghiaia
1° azzurra e al suo colore
trovar celeste intorno
la sera. Ora, che appaia
la luna e del suo vento
lasci più solo il mondo,
!5 ci sembrerà d’udire
nell’aria il tuo lamento.
Era un tuo grido a fondo
l’infanzia, un rifiorire...
Inventaci la morte,
bambino, i tuoi segni
come d’un gioco infranto
rimasero alla sorte
del vento, ai suoi disegni
di nuvole e di pianto.
Ogni giorno che passa
è un ricadere brullo
nell’ombra che c’invita.
Irrompi a testa bassa
nel ridere, fanciullo,
devastaci la vita
un’altra volta e vivi.
Tremo d’esile vena per lontane
arie di suono, mi lusingò in volto.
Come alleviate toccano le vane
solitudini il cielo vuoto, ascolto.
* Lungo sereno dileguano piane
voci apparenti nel mondo sepolto:
m’adeguano nel sonno di montane
bare odorose, ed il cuore n’è folto.
La sera amorosa
ha raccolto le logge
per farle salpare,
le case tranquille
* sognanti la rosa
* vaghezza dei poggi
discendono al mare
in isole, in ville,
accanto alle chiese.
Calore d’esangue notte,
all’onda remota dell’aria
ai suoi vaghi pensieri
l’anima ascolta,
’ passano i lumi alle terrazze, il cielo...
il cielo sorge da lontano,
riverbera solitario amore
di mari morti e sereni.
Remoto nel sogno lunare
si spalanca un mattino di vette
e case limpide argentee
sgusciano al cielo
in mondi di tenero fiato.
Desetrta in vuoto candore
al cheto villaggio d’infanzia
terra del dolce sogno:
azzurri carri di neve
salivano ai monti pallidi
e la notte era un vano chiamare
2? nell’eco perduta dei morti.
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Isola · Alfonso Gatto
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