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Medicina carnale
Jolanda Insana
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Medicina carnale

Cassa d’ultima amante

e se questi sono i tuoi dei falsi e bugiardi
e a questi sacrifichi non un bue né una giovenca
non un capro né una capretta
ma sacrifichi te stesso e la tua salute
con sacrificio poco ardente
scostandoti dall’aria fresca e chiara sotto la coltre
di questo vuoto di storia
ne vai disperso e ti disperdi dietro a molte cose
non molto necessarie
ma riferisci quanto pensi e quanto parli e quanto sai
e quanti incubi hai
e nel riferire forse troverai il possedimento
perché l’esteriore non s’appicchi al cuore -
e arrampicandosi sulle più insulse cose
discende e stima che nuotare nella sventura
sia il colmo della ventura
perché non imparò mai e mai imparerà
le mortali macchinazioni per lastricare la strada
della vita

molto imparò chi sa quanto basta alla dubbiosa pugna
e in uno stile senza lisciatura tenta le segrete
della mente che punta e stimolata fa il gesto
di rialzarsi
e più spesso accade
che s’infinga di non scorgere la palesità delle cose
e dunque bisogna darle notizia
che in un solo sapore si fondono i succhi
succhiati dalle api
ma io sperimentai con quale ostinato silenzio
preme sul cuore il male
e come più sicuramente danneggia
restando al coperto di tumultuanti affetti

e nessuno da lui si diparte disposto a risanare

Il magico quadrato

non posso evitare il veleno
amando io il pungitopo della vita
e in dosi quotidiane lo prendo
antidoto contro il grande veleno amaro
e così pure avendo ferite aperte sulle mani
tocco le cose e punto i piedi
per spostare la parete massello di falso male
traendo la vita alla sua via nel piccolo quadrato
che sta dentro il magico quadrato
della forza e del suo giorno

qualcosa è stato scritto in qualche centro
e però srotolando la scrittura devio e mi ribello
perdutamente sommersa l’immagine anguillosa
volendo essere un’altra senza copiatura
e ritorno animale sulla traccia del seme e del pane
per lusinghevole promessa di temporale regname

aperta quarantanove volte la porta
nessuno vi passò e dovevo sapere
che l’altra porta era chiusa
e nessuno poteva uscire
e si riaprirà ancora la porta
e non passa chi si chiude dall’altra parte
e non mette mani a sue malie

ho conosciuto il càid del villaggio
e l’ansito che batte da fuori verso dentro
nella crivellatura del miglio
e il sapore del fico catalano
schiacciato dentro il pane
ascoltando la voce vaticinante
tra la piena di luppoli e melissa
meraviglioso odore contro i morbi
per uscire dalla latrinosa tenebra
ingozzando il desiderio come un pollo

poiché la vita taglia
come filo scoperto male afferrato
la vita malamente afferrata in parolette brevi
e senza gusto affrontatore
e l’anima paga della raccolta s’addormenta
e non sa su quale paglia giacerà
continuo a strappare il fiore
con il pollice e l’anulare
e l’avvolgo in rosso panno

e costruire trappole per acchiappare l’anima
fuoriuscita dal corpo sveglio e sottratta alla pazzia
riportarla alla sua culla viva
prima che il vuoto ricominci a ribollire e la divori
❦ Medicina carnale · Jolanda Insana
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