Il magico quadrato
non posso evitare il veleno
amando io il pungitopo della vita
e in dosi quotidiane lo prendo
antidoto contro il grande veleno amaro
e così pure avendo ferite aperte sulle mani
tocco le cose e punto i piedi
per spostare la parete massello di falso male
traendo la vita alla sua via nel piccolo quadrato
che sta dentro il magico quadrato
della forza e del suo giorno
qualcosa è stato scritto in qualche centro
e però srotolando la scrittura devio e mi ribello
perdutamente sommersa l’immagine anguillosa
volendo essere un’altra senza copiatura
e ritorno animale sulla traccia del seme e del pane
per lusinghevole promessa di temporale regname
aperta quarantanove volte la porta
nessuno vi passò e dovevo sapere
che l’altra porta era chiusa
e nessuno poteva uscire
e si riaprirà ancora la porta
e non passa chi si chiude dall’altra parte
e non mette mani a sue malie
ho conosciuto il càid del villaggio
e l’ansito che batte da fuori verso dentro
nella crivellatura del miglio
e il sapore del fico catalano
schiacciato dentro il pane
ascoltando la voce vaticinante
tra la piena di luppoli e melissa
meraviglioso odore contro i morbi
per uscire dalla latrinosa tenebra
ingozzando il desiderio come un pollo
poiché la vita taglia
come filo scoperto male afferrato
la vita malamente afferrata in parolette brevi
e senza gusto affrontatore
e l’anima paga della raccolta s’addormenta
e non sa su quale paglia giacerà
continuo a strappare il fiore
con il pollice e l’anulare
e l’avvolgo in rosso panno
e costruire trappole per acchiappare l’anima
fuoriuscita dal corpo sveglio e sottratta alla pazzia
riportarla alla sua culla viva
prima che il vuoto ricominci a ribollire e la divori
amando io il pungitopo della vita
e in dosi quotidiane lo prendo
antidoto contro il grande veleno amaro
e così pure avendo ferite aperte sulle mani
tocco le cose e punto i piedi
per spostare la parete massello di falso male
traendo la vita alla sua via nel piccolo quadrato
che sta dentro il magico quadrato
della forza e del suo giorno
qualcosa è stato scritto in qualche centro
e però srotolando la scrittura devio e mi ribello
perdutamente sommersa l’immagine anguillosa
volendo essere un’altra senza copiatura
e ritorno animale sulla traccia del seme e del pane
per lusinghevole promessa di temporale regname
aperta quarantanove volte la porta
nessuno vi passò e dovevo sapere
che l’altra porta era chiusa
e nessuno poteva uscire
e si riaprirà ancora la porta
e non passa chi si chiude dall’altra parte
e non mette mani a sue malie
ho conosciuto il càid del villaggio
e l’ansito che batte da fuori verso dentro
nella crivellatura del miglio
e il sapore del fico catalano
schiacciato dentro il pane
ascoltando la voce vaticinante
tra la piena di luppoli e melissa
meraviglioso odore contro i morbi
per uscire dalla latrinosa tenebra
ingozzando il desiderio come un pollo
poiché la vita taglia
come filo scoperto male afferrato
la vita malamente afferrata in parolette brevi
e senza gusto affrontatore
e l’anima paga della raccolta s’addormenta
e non sa su quale paglia giacerà
continuo a strappare il fiore
con il pollice e l’anulare
e l’avvolgo in rosso panno
e costruire trappole per acchiappare l’anima
fuoriuscita dal corpo sveglio e sottratta alla pazzia
riportarla alla sua culla viva
prima che il vuoto ricominci a ribollire e la divori