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La scena del mondo
Giorgio Barberi Squarotti
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La scena del mondo

I giochi

Oh i giochi delle forme nella lieve
nebbia del lago, sotto la pioggia luminosa,
e qualche lieto fulmine fra i boschi
del monte che chiude l’arco delle acque:
barche come sospese nella luce fragile,
nuotatori che accennano saluti,
nubi di fiori impalliditi, gorghi
d’ombra che si sciolgono in un soffio
di vento, e le parole accanto, un po” ridenti,
un poco inceppate dall’enorme
distanza che mi divide da quell’altra vita,
giovane per chi sa quanto tempo ancora,
da cui giungono, e questo è tutto quanto
ti deve bastare.

La beatitudine del nulla

Oh la beatitudine del nulla,
candido come un foglio senza margini
disteso davanti al vecchio che contempla
quieto, senza più molto futuro
e desiderio, ora che è sospeso
l’essere, e tutto è come se non fosse
mai esistito oppure già si fosse dopo,
nell’infinito ozio di Dio. Scrollò
il capo: è tutto ciò che posso dargli
alla fine di tutto, sospirò,
si rimise a sedere, e allora io
incominciai a segnare su quel vuoto
il profilo di un corpo che ne uscisse
fuori, nudo, con i capelli neri
mossi dal vento che subito era sorto,
imbarazzato, prima, poi ridente,
mentre da un angolo veniva fuori un sole
enorme, rosso, e la ragazza adagio
incominciava a pettinarsi, attenta
nello specchio che avevo disegnato
nella sua mano.

La ragazza del Queensland

La mamma è morta a giugno: la ragazza
italiana del Queensland mi ha scritto.
li allora? sulla sabbia sta morendo il pesce
che un pescatore ha trascinato fuori
del mare grigio sotto il cielo vuoto
d’ogni colore, arido,
e non sono già nudi come i morti
questi che sono intorno, donne e uomini
che parlano di auto di denaro
guadagnato, di nascite in qualche altro
improbabile zeppa
sotto le enormi macerie della storia:
non muoiono soltanto le onde stupide
del mare, senza senso ripetute
che luce sia o tenebra o vi ponga
il piede incerto il mutilato col moncone roseo,
o la bambina bruna, un po’ inquieta,
perché un vecchio le ha appena detto
che è bella.

La speranza

Si scopriva tranquilla
davanti a me, guardandomi da sotto
le lunghe ciglia, la sapiente luce
di un sorriso sul volto, prima 1) petto,
poi (girandosi appena) lentamente
arricciando il costume fra le natiche
bianche, infine anche scostandolo sull’ombra
del pube: chi? la verità? la storia”?
l’età futura? la speranza?
La cancellai di colpo,
che ci sia solo questo istante
di un tramonto d’estate.

Su per una strada

La ragazzina maliziosa gli passò
avanti, su per la strada Monforte, e subito
rallentò il passo, fingendo di abbassarsi
un poco l’orlo degli esigui shorts
sulle natiche brune, ma scoprendole
di più, compiaciuta d’essere guardata
per quel breve tratto che conduce
sino alla piazza dove l’aspettano
le compagne sedute sui gradini
del monumento ai caduti: e allora?
che vuoi dire se non la gratitudine
per quest’altra immagine raccolta
in quella vita che troppo è labile
per meritare di essere così
disperatamente amata.

Da IL TERZO GIORNO
❦ La scena del mondo · Giorgio Barberi Squarotti
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