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Antartide
Mario Lunetta
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Antartide

La velocità della luce

; tra le macerie un altro monco vero, manica vuota della giacca
infilata in tasca (Karmelitow Bosych, o lì nei pressi), accende
la sigaretta nevroticamente, veloce come un gatto. Si rompe
un piatto, poco più in là (la vecchia piange, poi ride ancora):
questa certo è aria di neve, di nuova neve neutronica, senza
carica elettrica, di peso atomico tremendo, e lievissima al
tatto: quest’aria, dico, addensata contro la casa piena di curve
peggio di una soubrette, finestre verdi con tende a strisce.
Magnolie lucide, tamarindi, corbezzoli. Tutto decisamente
sorprendente (e altrettanto caduco). Al muro, una sciabola della
guerra di Libia accanto a un bossolo di mortaio e un puff
di vimini. Carte da parati di una delicatezza trasparente:
niente più ormai ci stupisce, enfin, in questo stupefatto
camminare dentro la neve e l’ombra alla velocità della luce.

; fuori, una luce bianca di neve (e la neve accecante che copre
tutto): io leggo certe lettere del Tasso che toccano il fondo
di una disperazione che non si dà ragione delle sue cause
(perché, enfin, ragione non c’è — e forse cause neppure): ed è
- sì che lo è - una prosa tra le più grandi e spregiudicate
che conosca (pur nel groviglio dei suoi pregiudizi e delle sue
pregiudiziali), io che (ohimè) ho — anche per dovere diciamo
così professionale, lunga e esercitata esperienza di prosa
italiana (di pane & salame c’est- à- dire, pizza & ricotta e pizza
& fichi e tarallucci & vino: e assai più di rado pandispagna):
e la vestaglia è lì da un bel pezzo, da quanto non saprei dire:
magari in attesa (la cagna) che l’indossi per resuscitarla, nel
mentre che io muoio di lei, dentro di lei: perché - poco
da fare - ancora e sempre (comme on dit) la mort saisit le vif.

Da CATASTROFETTE

La vita

La vita è nient’altro che se stessa
è in genere di una precisione inesorabile
va soggetta talvolta a strane distrazioni
in fondo (ammesso che si diverta) si diverte
con poco

la vita è curiosa come una scimmia
e non si volta mai a guardare indietro
ha una falsa andatura a spirale
in realtà mangia la foglia tira diritto
e poi scompare

la vita dorme stando sveglia (e viceversa)
è miope e presbite e si finge cieca
non l’ho mai vista spostarsi di un millimetro
si fa i fatti suoi che sono sempre i fatti
di nessuno

la vita assomiglia sempre a un’altra cosa
ama 1 travestimenti e invece è sempre nuda
non corre non beve non suda talvolta scompare
senza intesa e è sempre la metà di se stessa
divisa in due

la vita lavora col gusto perverso di un ozioso
vola come una rondine e l’hai di fronte come un muro
ti pare una fetta di cocomero e è un ficodindia
indossi le sue babbucce e sono zoccoli irti
di chiodi

la vita si avvia sempre per un’altra strada
va indifferentemente in jet a piedi in bicicletta
ha dadi truccati ma usa sempre quelli buoni
è smemorata ma non le sfuggono mai i dettagli
decisivi
la vita è un’astrazione molto concreta
è panna montata è creta è aria fritta
i
in fondo è onesta è prodiga di segnali e di avvertenze
chissà se il suo è un umorismo proprio involontario
o un esempio di software educativo

Piano-sequenza

si vede un albero dipinto che si spande
come un’ombra luminosa su tutta la parete
fino al soffitto. si vede inoltre un pesce finto
sul tavolo, e facce liete e amare di donne
africane. si ode un cane guaire
per solitudine e per fame.

si vede una borsa gonfia di chissaché
(forse di pane, o d’oro)
in bilico sul davanzale, in uno stridio
infernale di corvi che irrompe
dalla finestra, e frantuma le fiale, nega
la volontà di Dio.

si vede ancora una scala metallica grigia,
atletica,
che sale come un gatto
lungo le pareti esterne del fabbricato
deperito: ed è, nel suo matto impennarsi, uno
iato di cielo.

si vede in velocità il fiume Brenta, stretto
e verde, di un verde marcio quasi angoscioso
sotto un sole salato, la campagna piatta, le case
rosa con tetti rossi spioventi, in questa
disfatta piaga di tramonto; e pioppi, lecci,
salici, acacie: come
in un disegno ordinato su una plaga lontana, con
precisione maniacale, a protezione, a chiusura
dei coltivi. è bello, malgrado tutto,
essere vivi.

si vedono un momento cinque aerei che in un rombo
annichiliscono la campagna: e un attimo dopo,
argentei e cerei, sono sui grattacieli
di Lugano.

si vede uno che non ode niente,
e poi un braccio ingessato,
una collana di corallo, una bocca che ride,
il silenzio è ora quello di un lago
di notte. se c’è qualcuno che mente,
lo dica. sotto a chi tocca.
❦ Antartide · Mario Lunetta
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