La velocità della luce
; tra le macerie un altro monco vero, manica vuota della giacca
infilata in tasca (Karmelitow Bosych, o lì nei pressi), accende
la sigaretta nevroticamente, veloce come un gatto. Si rompe
un piatto, poco più in là (la vecchia piange, poi ride ancora):
questa certo è aria di neve, di nuova neve neutronica, senza
carica elettrica, di peso atomico tremendo, e lievissima al
tatto: quest’aria, dico, addensata contro la casa piena di curve
peggio di una soubrette, finestre verdi con tende a strisce.
Magnolie lucide, tamarindi, corbezzoli. Tutto decisamente
sorprendente (e altrettanto caduco). Al muro, una sciabola della
guerra di Libia accanto a un bossolo di mortaio e un puff
di vimini. Carte da parati di una delicatezza trasparente:
niente più ormai ci stupisce, enfin, in questo stupefatto
camminare dentro la neve e l’ombra alla velocità della luce.
; fuori, una luce bianca di neve (e la neve accecante che copre
tutto): io leggo certe lettere del Tasso che toccano il fondo
di una disperazione che non si dà ragione delle sue cause
(perché, enfin, ragione non c’è — e forse cause neppure): ed è
- sì che lo è - una prosa tra le più grandi e spregiudicate
che conosca (pur nel groviglio dei suoi pregiudizi e delle sue
pregiudiziali), io che (ohimè) ho — anche per dovere diciamo
così professionale, lunga e esercitata esperienza di prosa
italiana (di pane & salame c’est- à- dire, pizza & ricotta e pizza
& fichi e tarallucci & vino: e assai più di rado pandispagna):
e la vestaglia è lì da un bel pezzo, da quanto non saprei dire:
magari in attesa (la cagna) che l’indossi per resuscitarla, nel
mentre che io muoio di lei, dentro di lei: perché - poco
da fare - ancora e sempre (comme on dit) la mort saisit le vif.
Da CATASTROFETTE
infilata in tasca (Karmelitow Bosych, o lì nei pressi), accende
la sigaretta nevroticamente, veloce come un gatto. Si rompe
un piatto, poco più in là (la vecchia piange, poi ride ancora):
questa certo è aria di neve, di nuova neve neutronica, senza
carica elettrica, di peso atomico tremendo, e lievissima al
tatto: quest’aria, dico, addensata contro la casa piena di curve
peggio di una soubrette, finestre verdi con tende a strisce.
Magnolie lucide, tamarindi, corbezzoli. Tutto decisamente
sorprendente (e altrettanto caduco). Al muro, una sciabola della
guerra di Libia accanto a un bossolo di mortaio e un puff
di vimini. Carte da parati di una delicatezza trasparente:
niente più ormai ci stupisce, enfin, in questo stupefatto
camminare dentro la neve e l’ombra alla velocità della luce.
; fuori, una luce bianca di neve (e la neve accecante che copre
tutto): io leggo certe lettere del Tasso che toccano il fondo
di una disperazione che non si dà ragione delle sue cause
(perché, enfin, ragione non c’è — e forse cause neppure): ed è
- sì che lo è - una prosa tra le più grandi e spregiudicate
che conosca (pur nel groviglio dei suoi pregiudizi e delle sue
pregiudiziali), io che (ohimè) ho — anche per dovere diciamo
così professionale, lunga e esercitata esperienza di prosa
italiana (di pane & salame c’est- à- dire, pizza & ricotta e pizza
& fichi e tarallucci & vino: e assai più di rado pandispagna):
e la vestaglia è lì da un bel pezzo, da quanto non saprei dire:
magari in attesa (la cagna) che l’indossi per resuscitarla, nel
mentre che io muoio di lei, dentro di lei: perché - poco
da fare - ancora e sempre (comme on dit) la mort saisit le vif.
Da CATASTROFETTE