Piano-sequenza
si vede un albero dipinto che si spande
come un’ombra luminosa su tutta la parete
fino al soffitto. si vede inoltre un pesce finto
sul tavolo, e facce liete e amare di donne
africane. si ode un cane guaire
per solitudine e per fame.
si vede una borsa gonfia di chissaché
(forse di pane, o d’oro)
in bilico sul davanzale, in uno stridio
infernale di corvi che irrompe
dalla finestra, e frantuma le fiale, nega
la volontà di Dio.
si vede ancora una scala metallica grigia,
atletica,
che sale come un gatto
lungo le pareti esterne del fabbricato
deperito: ed è, nel suo matto impennarsi, uno
iato di cielo.
si vede in velocità il fiume Brenta, stretto
e verde, di un verde marcio quasi angoscioso
sotto un sole salato, la campagna piatta, le case
rosa con tetti rossi spioventi, in questa
disfatta piaga di tramonto; e pioppi, lecci,
salici, acacie: come
in un disegno ordinato su una plaga lontana, con
precisione maniacale, a protezione, a chiusura
dei coltivi. è bello, malgrado tutto,
essere vivi.
si vedono un momento cinque aerei che in un rombo
annichiliscono la campagna: e un attimo dopo,
argentei e cerei, sono sui grattacieli
di Lugano.
si vede uno che non ode niente,
e poi un braccio ingessato,
una collana di corallo, una bocca che ride,
il silenzio è ora quello di un lago
di notte. se c’è qualcuno che mente,
lo dica. sotto a chi tocca.
come un’ombra luminosa su tutta la parete
fino al soffitto. si vede inoltre un pesce finto
sul tavolo, e facce liete e amare di donne
africane. si ode un cane guaire
per solitudine e per fame.
si vede una borsa gonfia di chissaché
(forse di pane, o d’oro)
in bilico sul davanzale, in uno stridio
infernale di corvi che irrompe
dalla finestra, e frantuma le fiale, nega
la volontà di Dio.
si vede ancora una scala metallica grigia,
atletica,
che sale come un gatto
lungo le pareti esterne del fabbricato
deperito: ed è, nel suo matto impennarsi, uno
iato di cielo.
si vede in velocità il fiume Brenta, stretto
e verde, di un verde marcio quasi angoscioso
sotto un sole salato, la campagna piatta, le case
rosa con tetti rossi spioventi, in questa
disfatta piaga di tramonto; e pioppi, lecci,
salici, acacie: come
in un disegno ordinato su una plaga lontana, con
precisione maniacale, a protezione, a chiusura
dei coltivi. è bello, malgrado tutto,
essere vivi.
si vedono un momento cinque aerei che in un rombo
annichiliscono la campagna: e un attimo dopo,
argentei e cerei, sono sui grattacieli
di Lugano.
si vede uno che non ode niente,
e poi un braccio ingessato,
una collana di corallo, una bocca che ride,
il silenzio è ora quello di un lago
di notte. se c’è qualcuno che mente,
lo dica. sotto a chi tocca.