Poesie di questo tema
Natura ed elementi
Umberto Piersanti
Il ranuncolo delle canne
crescono radi e alti tra le canne
che d’aprile sono verdi come foglie
nitida la corolla, nitida e gialla
splende nell’acqua marcia, un poco trema
stacca i suoi lembi il vento, li depone
dove l’anima ch’è nel fondo
talvolta sale
solo tre fiori uscirono quell’anno
dentro le canne fitte del fontanino
ma l’ha colti l’Imelde, tutti quanti,
quando la donna dorme vede passare
l’anima dentro il muro, dall’orcio
prende i ranuncoli ed esce,
quando si sveglia
nella stanza non c’è neanche un fiore
che d’aprile sono verdi come foglie
nitida la corolla, nitida e gialla
splende nell’acqua marcia, un poco trema
stacca i suoi lembi il vento, li depone
dove l’anima ch’è nel fondo
talvolta sale
solo tre fiori uscirono quell’anno
dentro le canne fitte del fontanino
ma l’ha colti l’Imelde, tutti quanti,
quando la donna dorme vede passare
l’anima dentro il muro, dall’orcio
prende i ranuncoli ed esce,
quando si sveglia
nella stanza non c’è neanche un fiore
Umberto Piersanti
Lo spino bianco
le lunghe bacche rosse splendono
intatte quando l’ottobre entra,
1 cieli sono i più azzurri
dell’anno, ma freddi e brevi,
porta pace lo spino
gli agnelli bianchi brucano foglie
e frutti, dormono al ceppo
ma quando viene la bruma
nera e spessa
e scolora le bacche, cascano secche
spegne malva e falasco
fa l’acqua nera
escono allora le anime dai rami
girano come fuochi quasi spenti
ma solo chi è malvagia lascia lo spino
se c’è uno che passa
quando annotta
dovrà seguirla
e perdere la strada
intatte quando l’ottobre entra,
1 cieli sono i più azzurri
dell’anno, ma freddi e brevi,
porta pace lo spino
gli agnelli bianchi brucano foglie
e frutti, dormono al ceppo
ma quando viene la bruma
nera e spessa
e scolora le bacche, cascano secche
spegne malva e falasco
fa l’acqua nera
escono allora le anime dai rami
girano come fuochi quasi spenti
ma solo chi è malvagia lascia lo spino
se c’è uno che passa
quando annotta
dovrà seguirla
e perdere la strada
Valentino Zeichen
Yamamoto
Durante un esercizio
di filosofia applicata,
il futuro ammiraglio
si accodò al destino
d’una foglia cadente,
che il timone del vento
aveva fatto ammarare
sull’acqua d’un ruscello.
Un moscone blu metallizzato
le stava già sopra
lasciandosi trasportare:
beato, nella corrente.
: L’insetto si levava in volo
incrociando dei facsimili
e dopo un finto duello
scendeva di quota per
imbarcarsi di nuovo.
All’ammiraglio fu sufficiente
copiare la natura
per dotare il Giappone
di aviazione navale.
di filosofia applicata,
il futuro ammiraglio
si accodò al destino
d’una foglia cadente,
che il timone del vento
aveva fatto ammarare
sull’acqua d’un ruscello.
Un moscone blu metallizzato
le stava già sopra
lasciandosi trasportare:
beato, nella corrente.
: L’insetto si levava in volo
incrociando dei facsimili
e dopo un finto duello
scendeva di quota per
imbarcarsi di nuovo.
All’ammiraglio fu sufficiente
copiare la natura
per dotare il Giappone
di aviazione navale.
Vincenzo Cardarelli
Estiva
Distesa estate,
stagione dei densi climi
dei grandi mattini
dell’albe senza rumore –
ci si risveglia come in un acquario –
dei giorni identici, astrali,
stagione la meno dolente
d’oscuramenti e di crisi,
felicità degli spazi,
nessuna promessa terrena
può dare pace al mio cuore
quanto la certezza di sole
che dal tuo cielo trabocca,
stagione estrema, che cadi
prostrata in riposi enormi,
dai oro ai più vasti sogni,
stagione che porti la luce
a distendere il tempo
di là dai confini del giorno,
e sembri mettere a volte
nell’ordine che procede
qualche cadenza dell’indugio eterno.
stagione dei densi climi
dei grandi mattini
dell’albe senza rumore –
ci si risveglia come in un acquario –
dei giorni identici, astrali,
stagione la meno dolente
d’oscuramenti e di crisi,
felicità degli spazi,
nessuna promessa terrena
può dare pace al mio cuore
quanto la certezza di sole
che dal tuo cielo trabocca,
stagione estrema, che cadi
prostrata in riposi enormi,
dai oro ai più vasti sogni,
stagione che porti la luce
a distendere il tempo
di là dai confini del giorno,
e sembri mettere a volte
nell’ordine che procede
qualche cadenza dell’indugio eterno.
Vincenzo Cardarelli
Febbraio
Febbraio è sbarazzino.
Non ha i riposi del grande inverno,
ha le punzecchiature,
i dispetti
di primavera che nasce.
Dalla bora di febbraio
requie non aspettare.
Questo mese è un ragazzo
fastidioso, irritante,
che mette a soqquadro la casa,
rimuove il sangue, annuncia il folle marzo
periglioso e mutante.
Non ha i riposi del grande inverno,
ha le punzecchiature,
i dispetti
di primavera che nasce.
Dalla bora di febbraio
requie non aspettare.
Questo mese è un ragazzo
fastidioso, irritante,
che mette a soqquadro la casa,
rimuove il sangue, annuncia il folle marzo
periglioso e mutante.
Vincenzo Cardarelli
Ottobre
Un tempo, era d’estate,
era a quel fuoco, a quegli ardori,
che si destava la mia fantasia.
Inclino adesso all’autunno
dal colore che inebria,
amo la stanca stagione
che ha già vendemmiato.
Niente più mi somiglia,
nulla più mi consola,
di quest’aria che odora
di mosto e di vino, -
di questo vecchio sole ottobrino
che splende sulle vigne saccheggiate.
’ che splendi come in un di là,
con tenera perdizione
e vagabonda felicità,
tu ci trovi fiaccati,
vòlgi al peggio e la morte nell’anima.
Ecco perché ci piaci,
Ss
vago sole superstite
che non sai dirci addio
tornando ogni mattina
come un nuovo miracolo,
” tanto più bello quanto più t’inoltri
e sei lì per spirare.
E di queste incredibili giornate
vai componendo la tua stagione
ch’è tutta una dolcissima agonia.
era a quel fuoco, a quegli ardori,
che si destava la mia fantasia.
Inclino adesso all’autunno
dal colore che inebria,
amo la stanca stagione
che ha già vendemmiato.
Niente più mi somiglia,
nulla più mi consola,
di quest’aria che odora
di mosto e di vino, -
di questo vecchio sole ottobrino
che splende sulle vigne saccheggiate.
’ che splendi come in un di là,
con tenera perdizione
e vagabonda felicità,
tu ci trovi fiaccati,
vòlgi al peggio e la morte nell’anima.
Ecco perché ci piaci,
Ss
vago sole superstite
che non sai dirci addio
tornando ogni mattina
come un nuovo miracolo,
” tanto più bello quanto più t’inoltri
e sei lì per spirare.
E di queste incredibili giornate
vai componendo la tua stagione
ch’è tutta una dolcissima agonia.
Vincenzo Cardarelli
Scherzo
Il bosco di primavera
ha un’anima, una voce.
È il canto del cuccù,
pieno d’aria,
che pare soffiato in un flauto.
Dietro il richiamo lieve,
più che l’eco ingannevole,
noi ce ne andiamo illusi.
Il castagno è verde tenero.
Sono stillanti persino
le antiche ginestre.
Attorno ai tronchi ombrosi,
fra giochi di sole,
danzano le amadriadi.
ha un’anima, una voce.
È il canto del cuccù,
pieno d’aria,
che pare soffiato in un flauto.
Dietro il richiamo lieve,
più che l’eco ingannevole,
noi ce ne andiamo illusi.
Il castagno è verde tenero.
Sono stillanti persino
le antiche ginestre.
Attorno ai tronchi ombrosi,
fra giochi di sole,
danzano le amadriadi.
Virgilio Giotti
Inverno
Dei purziteri,
ne le vetrine,
xe verduline
le ulive za;
ghe xe le renghe
bele de arzento;
e sùfia un vento
indiavolà:
cativo inverno
ècote qua!
ne le vetrine,
xe verduline
le ulive za;
ghe xe le renghe
bele de arzento;
e sùfia un vento
indiavolà:
cativo inverno
ècote qua!
Virgilio Giotti
Marzo (2°)
Sùfia ‘n’arieta cruda
e piovarà diboto:
se se sera el capoto,
se fica le man drento.
Nel vial, là ch’el finissi,
in fondo, tra el caligo,
se vedi, come un zigo
pìcio e alegro, tre o quatro
maciete de colori:
bianco, rosa, zaleto,
zelestin. Un careto
de gelati se vedi!
e piovarà diboto:
se se sera el capoto,
se fica le man drento.
Nel vial, là ch’el finissi,
in fondo, tra el caligo,
se vedi, come un zigo
pìcio e alegro, tre o quatro
maciete de colori:
bianco, rosa, zaleto,
zelestin. Un careto
de gelati se vedi!
Virgilio Giotti
Piova
Spiovazza. Ombrele negre,
drite, storte, le cori
le scampa. Soto i àlbori,
nel sguaz, xe pien de fiori.
Xe alegro ‘sto slavazzo.
Vien l’istà. E altri istai
se svea in mi pa’ un àtimo,
ùmidi, verdi... andai!
‘N omo se ga fermado
soto un’ombrela sbusa.
El varda i fioi che sguazza
nel ziel de ‘na calusa.
drite, storte, le cori
le scampa. Soto i àlbori,
nel sguaz, xe pien de fiori.
Xe alegro ‘sto slavazzo.
Vien l’istà. E altri istai
se svea in mi pa’ un àtimo,
ùmidi, verdi... andai!
‘N omo se ga fermado
soto un’ombrela sbusa.
El varda i fioi che sguazza
nel ziel de ‘na calusa.
Vittorio Sereni
Finestra
Di colpo’—osservi-—è venuta,
è venuta di colpo la primavera
che si aspettava da anni.
Ti guardo offerta a quel verde
al vivo alito? al vento,
ad altro che ignoro e pavento?
—e sto nascosto —
e toccasse il mio cuore ne morrei.
Ma lo so troppo bene se sul grido
dei viali mi sporgo,
troppo dal verde dissimile io
che sui terrazzi un vivo alito muove,
dall’incredibile grillo che quest’anno
spunta a sera tra i tetti di città
—e chiuso sto in me, fasciato di ribrezzo.
Pure, un giorno è bastato.
In quante per una che venne
si sono mosse le nuvole
che strette corrono strette sul verde,
spengono canto e domani
e torvo vogliono il nostro cielo.
Dillo tu allora se ancora lo sai
che sempre sono il tuo canto,
il vivo alito, il tuo
verde perenne, la voce che amò e cantò—
che in gara ora, l’ascolti?,
scova sui tetti quel po’ di primavera
e cerca e tenta e ancora si rassegna.
è venuta di colpo la primavera
che si aspettava da anni.
Ti guardo offerta a quel verde
al vivo alito? al vento,
ad altro che ignoro e pavento?
—e sto nascosto —
e toccasse il mio cuore ne morrei.
Ma lo so troppo bene se sul grido
dei viali mi sporgo,
troppo dal verde dissimile io
che sui terrazzi un vivo alito muove,
dall’incredibile grillo che quest’anno
spunta a sera tra i tetti di città
—e chiuso sto in me, fasciato di ribrezzo.
Pure, un giorno è bastato.
In quante per una che venne
si sono mosse le nuvole
che strette corrono strette sul verde,
spengono canto e domani
e torvo vogliono il nostro cielo.
Dillo tu allora se ancora lo sai
che sempre sono il tuo canto,
il vivo alito, il tuo
verde perenne, la voce che amò e cantò—
che in gara ora, l’ascolti?,
scova sui tetti quel po’ di primavera
e cerca e tenta e ancora si rassegna.
Vittorio Sereni
Solo vera è l’estate e questa sua
Solo vera è l’estate e questa sua
luce che vi livella.
E ciascuno si trovi il sempreverde
albero, il cono d’ombra,
la lustrale acqua beata
e il ragnatelo tessuto di noia
sugli stagni malvagi
resti un sudario d’iridi. Laggiù
è la siepe labile? un alone
di rossa polvere,
ma sepolcrale il canto d’una torma
tedesca alla forza perduta.
Ora ogni fronda è muta
compatto il guscio d’oblio
perfetto il cerchio.
Saint-Cloud, agosto 1944
luce che vi livella.
E ciascuno si trovi il sempreverde
albero, il cono d’ombra,
la lustrale acqua beata
e il ragnatelo tessuto di noia
sugli stagni malvagi
resti un sudario d’iridi. Laggiù
è la siepe labile? un alone
di rossa polvere,
ma sepolcrale il canto d’una torma
tedesca alla forza perduta.
Ora ogni fronda è muta
compatto il guscio d’oblio
perfetto il cerchio.
Saint-Cloud, agosto 1944
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