Poesie di questo tema
Rimpianto e colpa
Guido Gozzano
Un rimorso
I
O il tetro Palazzo Madama...
la sera... la folla che imbruna...
Rivedo la povera cosa,
la povera cosa che m’ama:
la tanto simile ad una
piccola attrice famosa.
Ricordo. Sul labbro contratto
la voce a pena s’udì:
«O Guido! Che cosa t’ho fatto
di male per farmi così?»
II
Sperando che fosse deserto
varcammo l’androne, ma sotto
le arcate sostavano coppie
d’amanti... Fuggimmo all’aperto:
le cadde il bel manicotto
adorno di mammole doppie.
O noto profumo disfatto
di mammole e di petit-gris...
«Ma Guido, che cosa t’ho fatto
di male per farmi così?»
III
Il tempo che vince non vinca
la voce con che mi rimordi,
o bionda povera cosa!
Nell’occhio azzurro pervinca,
nel piccolo corpo ricordi
la piccola attrice famosa...
Alzò la veletta. S’udì
(o misera tanto nell’atto!)
ancora: «Che male t’ho fatto,
o Guido, per farmi così?»
IV
Varcammo di tra le rotaie
la Piazza Castello, nel viso
sferzati dal gelo più vivo.
Passavano giovani gaie...
Avevo un cattivo sorriso:
eppure non sono cattivo,
non sono cattivo, se qui
mi piange nel cuore disfatto
la voce: «Che male t’ho fatto
o Guido per farmi così?»
O il tetro Palazzo Madama...
la sera... la folla che imbruna...
Rivedo la povera cosa,
la povera cosa che m’ama:
la tanto simile ad una
piccola attrice famosa.
Ricordo. Sul labbro contratto
la voce a pena s’udì:
«O Guido! Che cosa t’ho fatto
di male per farmi così?»
II
Sperando che fosse deserto
varcammo l’androne, ma sotto
le arcate sostavano coppie
d’amanti... Fuggimmo all’aperto:
le cadde il bel manicotto
adorno di mammole doppie.
O noto profumo disfatto
di mammole e di petit-gris...
«Ma Guido, che cosa t’ho fatto
di male per farmi così?»
III
Il tempo che vince non vinca
la voce con che mi rimordi,
o bionda povera cosa!
Nell’occhio azzurro pervinca,
nel piccolo corpo ricordi
la piccola attrice famosa...
Alzò la veletta. S’udì
(o misera tanto nell’atto!)
ancora: «Che male t’ho fatto,
o Guido, per farmi così?»
IV
Varcammo di tra le rotaie
la Piazza Castello, nel viso
sferzati dal gelo più vivo.
Passavano giovani gaie...
Avevo un cattivo sorriso:
eppure non sono cattivo,
non sono cattivo, se qui
mi piange nel cuore disfatto
la voce: «Che male t’ho fatto
o Guido per farmi così?»
Pieraccio Tedaldi
Corretio son del tutto e gastigato
Corretto son del tutto e gastigato
di non giacer con femmina nissuna,
o bella o brutta o bianca o rossa o bruna,
infino che io avrò punto del fiato.
Così mi fuss’io tosto riposato,
ch’ i* ebbi quarant’anni, in ciascaduna,
e la mia opra ne fussi digiuna
ben quindici, che io v’ho poi peccato.
Però che saria bene a l’alma mia
e poscia al corpo ed anche al mio borsello,
se raffrenato avessi mia follia.
Chio l’ho per un gran matto ed un gran fello
chi non corregge sé di tal risia
in prima ch’e’ diventi vecchiarello.
Ond’io dolente son gramo e pentuto,
ch’io mi son così tardi ravveduto.
di non giacer con femmina nissuna,
o bella o brutta o bianca o rossa o bruna,
infino che io avrò punto del fiato.
Così mi fuss’io tosto riposato,
ch’ i* ebbi quarant’anni, in ciascaduna,
e la mia opra ne fussi digiuna
ben quindici, che io v’ho poi peccato.
Però che saria bene a l’alma mia
e poscia al corpo ed anche al mio borsello,
se raffrenato avessi mia follia.
Chio l’ho per un gran matto ed un gran fello
chi non corregge sé di tal risia
in prima ch’e’ diventi vecchiarello.
Ond’io dolente son gramo e pentuto,
ch’io mi son così tardi ravveduto.