Pieraccio Tedaldi

Pieraccio Tedaldi

1285–1353 · visse 68 anni IT IT

n. 1285, Florença · m. 1353

Corretio son del tutto e gastigato

Corretto son del tutto e gastigato
di non giacer con femmina nissuna,
o bella o brutta o bianca o rossa o bruna,
infino che io avrò punto del fiato.

Così mi fuss’io tosto riposato,
ch’ i* ebbi quarant’anni, in ciascaduna,
e la mia opra ne fussi digiuna
ben quindici, che io v’ho poi peccato.

Però che saria bene a l’alma mia
e poscia al corpo ed anche al mio borsello,
se raffrenato avessi mia follia.

Chio l’ho per un gran matto ed un gran fello
chi non corregge sé di tal risia
in prima ch’e’ diventi vecchiarello.
Ond’io dolente son gramo e pentuto,
ch’io mi son così tardi ravveduto.
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Poesie

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Corretio son del tutto e gastigato

Corretto son del tutto e gastigato
di non giacer con femmina nissuna,
o bella o brutta o bianca o rossa o bruna,
infino che io avrò punto del fiato.

Così mi fuss’io tosto riposato,
ch’ i* ebbi quarant’anni, in ciascaduna,
e la mia opra ne fussi digiuna
ben quindici, che io v’ho poi peccato.

Però che saria bene a l’alma mia
e poscia al corpo ed anche al mio borsello,
se raffrenato avessi mia follia.

Chio l’ho per un gran matto ed un gran fello
chi non corregge sé di tal risia
in prima ch’e’ diventi vecchiarello.
Ond’io dolente son gramo e pentuto,
ch’io mi son così tardi ravveduto.

La gaia donna che, del mio paese

La gaia donna che, del mio paese,
vidi fra l’altre donne ch’eran molte,
con velo in capo e colle treccie avvolte,
acconcia adornamente a la lucchese,

mirando in lei, subito il cor mi prese
colle bellezze c’ha nel viso accolte,
e tutte noie m’ha levate e tolte
e le virti doblate e forte accese.

E ciò m’è divenuto, per che sembra
alquanto quella ch’era romagnola,
di cui a ciascuna ora mi rimembra

de la dolce figura, collo e gola,
de la grandezza e di certe altre membra
e de la sua angelica parola.

O vita di mia vita, quando io penso

O vita di mia vita, quando io penso
sopra alla vostra gran piacevolezza,
nel pensiero mi giugne una dolcezza,
che mi fa stupefatto stare intenso;
e chi nel cor mi pinse tal vaghezza,
ubbligato gli son di render censo.

Per che d’amarvi, donna, io pur sormonto
e pure addoppio a guisa di scacchiere,
per modo quasi far non si può conto.

Deh dunque, poi che Amor così mi fère,
movete vostro cor ad esser pronto
a darmi quella gioia che ho mestiere.

Oggi abbiàn lunedì, come tu sai

Oggi abbiàn lunedì, come tu sai;
domani è martedì, com’è usato;
mercoledì è l’altro nominato;
poi giovedf el qual non falla mai.
Ser Durante

Quando l’uom chiede un don ch’è bisognoso

Quando l’uom chiede un don ch’è bisognoso,
e ’l don che chiede gli sia indugiato,
colui che dona non ha tanto in grato,
per che lo ’ndugio non è dilettoso.
Il don, ch’è fatto brieve, è grazioso,
e quel ch’è chiesto è mezzo comperato;
colui che dona, ed a chi è donato,
se ’l dono è fuor di tempo, è disdegnoso.

Così divien d’amor e d’ogni cosa,
però che ’l tempo è una cosa cara,
e nel tempo ogni cosa si riposa;

e lo ’ndugiar sì vien da gente avara,
e l’aspettar sì è vita noiosa
”
più che d’un vecchio quando gioca a zara,

Se colla vita io esco de la buca

Se colla vita io esco de la buca,
ov’io son castellano pel discreto
messer Filippo da Santo Gineto,
vece in Firenza per messer lo duca,

ch’egli, o su’ oficial, mi riconduca,
quand’io arò il termine colleto!
Se io accetto, ciò non glielo vèto,
frustato io sia con aspra marmeruca.

Però che io ci sono assediato
da’ forti venti e da la carestia,
ed ogni cosa m’è pòrto e collato;

di quel ch’è vaga più la vita mia,
ciò è di veder donne, son privato,
in chiesa, a li balconi o ne la via.

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