Poesie di questo tema
Amore platonico
Alberto Cappi
A Raffaella
assegno la vita ai tuoi piedi
non calpestare i segni del mio rito
tu che additi il dare quotidiano
10 che coltivo un solitario mito
di colpe d’occasioni un dolce fare
nel disegno del silenzio un marmorare
non calpestare i segni del mio rito
tu che additi il dare quotidiano
10 che coltivo un solitario mito
di colpe d’occasioni un dolce fare
nel disegno del silenzio un marmorare
Arturo Graf
Amor di vergine
Donne che avete maestria d’amore,
datevi pace e non vi disperate:
ha l’amor delle vergini un sapore
che il vostro non ha più, checché facciate.
Un sapor? forse no; ma una fragranza
delicata e sottil che assai mi piace:
donne in cui l’arte la natura avanza,
il vostro più non l’ha, datevi pace.
datevi pace e non vi disperate:
ha l’amor delle vergini un sapore
che il vostro non ha più, checché facciate.
Un sapor? forse no; ma una fragranza
delicata e sottil che assai mi piace:
donne in cui l’arte la natura avanza,
il vostro più non l’ha, datevi pace.
Eugenio Montale
Lasciando un “dove”
Cattedrale di Ely
Una colomba bianca m’ha disceso
fra stele, sotto cuspidi dove il cielo s’annida.
Albe e luci, sospese; ho amato il sole,
il colore del miele, or chiedo il bruno,
chiedo il fuoco che cova, questa tomba
che non vola, il tuo sguardo che la sfida.
Una colomba bianca m’ha disceso
fra stele, sotto cuspidi dove il cielo s’annida.
Albe e luci, sospese; ho amato il sole,
il colore del miele, or chiedo il bruno,
chiedo il fuoco che cova, questa tomba
che non vola, il tuo sguardo che la sfida.
Francesco De Lemene
Sonetto
Messaggera dei fior, nunzia d’Aprile,
De’ bei giorni d’amor pallida aurora,
Prima figlia di Zeffiro e di Flora,
Prima del praticel pompa gentile:
S’hai nelle foglie il bel pallor simile
Al pallor di colei che m’innamora,
Se per immago tua ciascun t’adora,
Vanne superba, o vïoletta umile.
Vattene a Lidia, e dille in tua favella
Che più stimi degli ostri i pallor tuoi
Sol perchè Lidia è pallidetta anch’ella.
Con linguaggio d’odor dirle tu puoi:
‘ Se voi, pompa d’amor, siete sì bella,
Son bella anch’io perchè somiglio a voi. ’
De’ bei giorni d’amor pallida aurora,
Prima figlia di Zeffiro e di Flora,
Prima del praticel pompa gentile:
S’hai nelle foglie il bel pallor simile
Al pallor di colei che m’innamora,
Se per immago tua ciascun t’adora,
Vanne superba, o vïoletta umile.
Vattene a Lidia, e dille in tua favella
Che più stimi degli ostri i pallor tuoi
Sol perchè Lidia è pallidetta anch’ella.
Con linguaggio d’odor dirle tu puoi:
‘ Se voi, pompa d’amor, siete sì bella,
Son bella anch’io perchè somiglio a voi. ’
Sílvio Péllico
Le mie prigioni
Sarei un impostore se attribuissi a saviezza il non esser-
mene innamorato. Non me ne innamorai unicamente perché
ella avea un amante, del quale era pazza. Guai a me, se fosse
stato altrimenti!
Ma se il sentimento ch’ella mi destò non fu quello che si
chiama amore, confesso che alquanto vi s’avvicinava. Io desi-
derava ch’ella fosse felice, ch’ella riuscisse a farsi sposare
da colui che piaceale; non aveva la minima gelosia, la minima
idea che potesse scegliere me per oggetto dell’amor suo. Ma
quando io udiva aprir la porta, il cuore mi battea, sperando
che fosse la Zanze; e se non era ella, io non era contento;
e se era, il cuore mi battea più forte e si rallegrava.
I suoi genitori che già avevano preso buon concetto di
me, e sapevano ch’ell’era pazzamente invaghita d’un altro, non
si faceano verun riguardo di lasciarla venire quasi sempre
a portarmi il caffè del mattino, e talor quello della sera.
Ella aveva una semplicità ed un’amorevolezza seducenti.
Mi diceva: — Sono tanto innamorata d’un altro, eppure sto
così volentieri con lei! Quando non vedo il mio amante mi
annoio dappertutto fuorché qui.
— Ne sai tu il perché?
— Non lo so.
— Te lo dirò io: perché ti lascio parlare del tuo amante.
— Sarà benissimo; ma parmi che sia anche, perché la
stimo tanto tanto!
Povera ragazza! ella avea quel benedetto vizio di pren-
dermi la mano, e stringermela, e non s’accorgeva che ciò
ad un tempo mi piaceva e mi turbava.
Sia ringraziato il Cielo, che posso rammemorare quella
buona creatura, senza il minimo rimorso!
Queste carte sarebbero certamente più dilettevoli se la
Zanze fosse stata innamorata di me, o s’io almeno avessi
farneticato per essa. Eppure quella qualità di semplice
mene innamorato. Non me ne innamorai unicamente perché
ella avea un amante, del quale era pazza. Guai a me, se fosse
stato altrimenti!
Ma se il sentimento ch’ella mi destò non fu quello che si
chiama amore, confesso che alquanto vi s’avvicinava. Io desi-
derava ch’ella fosse felice, ch’ella riuscisse a farsi sposare
da colui che piaceale; non aveva la minima gelosia, la minima
idea che potesse scegliere me per oggetto dell’amor suo. Ma
quando io udiva aprir la porta, il cuore mi battea, sperando
che fosse la Zanze; e se non era ella, io non era contento;
e se era, il cuore mi battea più forte e si rallegrava.
I suoi genitori che già avevano preso buon concetto di
me, e sapevano ch’ell’era pazzamente invaghita d’un altro, non
si faceano verun riguardo di lasciarla venire quasi sempre
a portarmi il caffè del mattino, e talor quello della sera.
Ella aveva una semplicità ed un’amorevolezza seducenti.
Mi diceva: — Sono tanto innamorata d’un altro, eppure sto
così volentieri con lei! Quando non vedo il mio amante mi
annoio dappertutto fuorché qui.
— Ne sai tu il perché?
— Non lo so.
— Te lo dirò io: perché ti lascio parlare del tuo amante.
— Sarà benissimo; ma parmi che sia anche, perché la
stimo tanto tanto!
Povera ragazza! ella avea quel benedetto vizio di pren-
dermi la mano, e stringermela, e non s’accorgeva che ciò
ad un tempo mi piaceva e mi turbava.
Sia ringraziato il Cielo, che posso rammemorare quella
buona creatura, senza il minimo rimorso!
Queste carte sarebbero certamente più dilettevoli se la
Zanze fosse stata innamorata di me, o s’io almeno avessi
farneticato per essa. Eppure quella qualità di semplice
Umberto Saba
Campionessa di nuoto
Chi t’ha veduta nel mare ti dice
Sirena.
Trionfatrice di gare allo schermo
della mia vita umiliata appari
dispari.
A te mi lega un filo, tenue cosa
infrangibile, mentre tu sorridi,
e passi avanti, e non mi vedi. Intorno
ti vanno amiche numerose, amici
giovani come te; fate gran chiasso
tra voi nel bar che vi raccoglie. E un giorno
un’ombra mesta ti scendeva – oh, un attimo! –
dalle ciglia, materna ombra che gli angoli
t’incurvò della bella bocca altera,
che sposò la tua aurora alla mia sera.
Sirena.
Trionfatrice di gare allo schermo
della mia vita umiliata appari
dispari.
A te mi lega un filo, tenue cosa
infrangibile, mentre tu sorridi,
e passi avanti, e non mi vedi. Intorno
ti vanno amiche numerose, amici
giovani come te; fate gran chiasso
tra voi nel bar che vi raccoglie. E un giorno
un’ombra mesta ti scendeva – oh, un attimo! –
dalle ciglia, materna ombra che gli angoli
t’incurvò della bella bocca altera,
che sposò la tua aurora alla mia sera.