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Poesie di questo tema

Amore platonico

Sílvio Péllico

Sílvio Péllico

Le mie prigioni

Sarei un impostore se attribuissi a saviezza il non esser-
mene innamorato. Non me ne innamorai unicamente perché
ella avea un amante, del quale era pazza. Guai a me, se fosse
stato altrimenti!
Ma se il sentimento ch’ella mi destò non fu quello che si
chiama amore, confesso che alquanto vi s’avvicinava. Io desi-
derava ch’ella fosse felice, ch’ella riuscisse a farsi sposare
da colui che piaceale; non aveva la minima gelosia, la minima
idea che potesse scegliere me per oggetto dell’amor suo. Ma
quando io udiva aprir la porta, il cuore mi battea, sperando
che fosse la Zanze; e se non era ella, io non era contento;
e se era, il cuore mi battea più forte e si rallegrava.
I suoi genitori che già avevano preso buon concetto di
me, e sapevano ch’ell’era pazzamente invaghita d’un altro, non
si faceano verun riguardo di lasciarla venire quasi sempre
a portarmi il caffè del mattino, e talor quello della sera.
Ella aveva una semplicità ed un’amorevolezza seducenti.
Mi diceva: — Sono tanto innamorata d’un altro, eppure sto
così volentieri con lei! Quando non vedo il mio amante mi
annoio dappertutto fuorché qui.
— Ne sai tu il perché?
— Non lo so.
— Te lo dirò io: perché ti lascio parlare del tuo amante.
— Sarà benissimo; ma parmi che sia anche, perché la
stimo tanto tanto!
Povera ragazza! ella avea quel benedetto vizio di pren-
dermi la mano, e stringermela, e non s’accorgeva che ciò
ad un tempo mi piaceva e mi turbava.
Sia ringraziato il Cielo, che posso rammemorare quella
buona creatura, senza il minimo rimorso!
Queste carte sarebbero certamente più dilettevoli se la
Zanze fosse stata innamorata di me, o s’io almeno avessi
farneticato per essa. Eppure quella qualità di semplice