Pietro Buratti

Pietro Buratti

1772–1832 · visse 60 anni IT IT

n. 1772-10-13, Veneza · m. 1832-10-20, Sambughè

Non tirarti tanto indietro

Non tirarti tanto indietro
mia vezzosa Marianetta,
non mi far la ritrosetta,
ch’io son franco nel mestier.
Mi parlò della tua fica
sai tu chi? Quel capo ameno
che pur tu conosci appieno:
Giacometto parruchier.
Se vedeste, mi diceva,
ell’è fatta col pennello,
fatta proprio per l’uccello,
vince Venere in beltà.
Che begli occhi! Che dentini!
Che bei labbri! Che bocchina!
Che graziosa fossettina
sta quel membro ad abbellir!
Sotto i bracci fatti a tornio
ha di peli un bel ciuffetto,
come il crin d’un nero schietto,
e non puzzan di sudor.
Sporgon fuori dal suo seno
bianche e ben proporzionate,
due poppine delicate
con la fragola d’amor.
La sua pancia levigata,
curva appena e sì perfetta,
vi trasporta e i baci affretta,
vi fa proprio elettrizzar.
Svelti i fianchi, e un po’ di chiappe
tonde, sode e rilevate,
da far gola a qualche frate
dilettante di «bombé».
E chi poi frenare il cazzo
mai potrebbe a quel velloso
pettignone lussurioso,
tanto caro a maneggiar?
Io che son piuttosto matto
ho voluto a questa bella
sovra i labbri la cappella
per preambolo fregar.
Né contento di tal spasso,
con due dita ho aperto il centro,
e col naso proprio dentro
mi son posto ad osservar.
E se voi non feste chiacchiere,
vi dirìa che all’annusata
furibondo una leccata
non so come aggiunta gli ho.
Or chi può dir con qual anima
ella scuotesi e affatica
quando il cazzo nella fica
la si sente andar su e giù.
La vi bacia, la vi stringe,
la vi dà la lingua in bocca,
e il piacer che in lei trabocca
la fa tutta liquefar.
Voglio dir che appena il membro
penetrò le parti basse
io credea ch’ella annegasse
del suo sperma dentro il mar.
Senti senti ella gridava,
Giacometto, io vado in brodo;
spingi pur che me la godo,
fammi l’anima sborrar.
O Dio caro, come vengo
quando il cazzo dà la svetta!
Baci suggi, e il corso affretta,
ch’io mi sento consumar.
Ma non basta: un dito in culo,
per aver maggior diletto,
or mi poni, o Giacometto,
che lo stesso anch’io farò.
A un tal passo, furibonda,
la menava culo e potta:
o che troia proprio dotta!
O che gusto! O che piacer!
Non tirarti troppo indietro
mia vezzosa Marianetta,
non mi far la ritrosetta,
ch’io son franco nel mestier!
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Poesie

1

Non tirarti tanto indietro

Non tirarti tanto indietro
mia vezzosa Marianetta,
non mi far la ritrosetta,
ch’io son franco nel mestier.
Mi parlò della tua fica
sai tu chi? Quel capo ameno
che pur tu conosci appieno:
Giacometto parruchier.
Se vedeste, mi diceva,
ell’è fatta col pennello,
fatta proprio per l’uccello,
vince Venere in beltà.
Che begli occhi! Che dentini!
Che bei labbri! Che bocchina!
Che graziosa fossettina
sta quel membro ad abbellir!
Sotto i bracci fatti a tornio
ha di peli un bel ciuffetto,
come il crin d’un nero schietto,
e non puzzan di sudor.
Sporgon fuori dal suo seno
bianche e ben proporzionate,
due poppine delicate
con la fragola d’amor.
La sua pancia levigata,
curva appena e sì perfetta,
vi trasporta e i baci affretta,
vi fa proprio elettrizzar.
Svelti i fianchi, e un po’ di chiappe
tonde, sode e rilevate,
da far gola a qualche frate
dilettante di «bombé».
E chi poi frenare il cazzo
mai potrebbe a quel velloso
pettignone lussurioso,
tanto caro a maneggiar?
Io che son piuttosto matto
ho voluto a questa bella
sovra i labbri la cappella
per preambolo fregar.
Né contento di tal spasso,
con due dita ho aperto il centro,
e col naso proprio dentro
mi son posto ad osservar.
E se voi non feste chiacchiere,
vi dirìa che all’annusata
furibondo una leccata
non so come aggiunta gli ho.
Or chi può dir con qual anima
ella scuotesi e affatica
quando il cazzo nella fica
la si sente andar su e giù.
La vi bacia, la vi stringe,
la vi dà la lingua in bocca,
e il piacer che in lei trabocca
la fa tutta liquefar.
Voglio dir che appena il membro
penetrò le parti basse
io credea ch’ella annegasse
del suo sperma dentro il mar.
Senti senti ella gridava,
Giacometto, io vado in brodo;
spingi pur che me la godo,
fammi l’anima sborrar.
O Dio caro, come vengo
quando il cazzo dà la svetta!
Baci suggi, e il corso affretta,
ch’io mi sento consumar.
Ma non basta: un dito in culo,
per aver maggior diletto,
or mi poni, o Giacometto,
che lo stesso anch’io farò.
A un tal passo, furibonda,
la menava culo e potta:
o che troia proprio dotta!
O che gusto! O che piacer!
Non tirarti troppo indietro
mia vezzosa Marianetta,
non mi far la ritrosetta,
ch’io son franco nel mestier!

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