E’ bramerebbe sempre il suo Mugnone

E’ bramerebbe sempre il suo Mugnone
o il suo Galluzzo, in cui vivea mendico
dando per ogni bruco una canzone.

O frate Paulo, in verità ti dico
che meglio al bosco un vermicciòl gli aggrada
che in gabbia un alberello di panico.

Lasciali andare per la loro strada
cantando laudi, il bel mese di maggio,
odorati di sole e di rugiada!

A’ miei frati minori il mio retaggio
lascia! la dolce vita solitaria,
i monti, la celluzza sur un faggio,

il chiostro con la gran cupola d’aria! ”

(Cap. VIII)
Come il Santo partendosi da Paulo,
che pur bramava sì piccola cosa, disse a lui
una grande parola.
Partiva, rialzando ora il cappuccio:
chè con l’ignuda Povertà tranquilla
Paulo avea pace dopo il breve cruccio.

Lasciava Paulo, al suono d’una squilla
lontana, quando quel tremolìo d’ale
d’uccello vide nella sua pupilla.

Ne lagrimò, chè ben sapea che male
non era in quel desìo povero e vano,
ch’unico aveva il fratel suo mortale.

Venìa quel suono fievole e lontano
di squilla, lì dai monti, da un convento
che Paulo vi avea messo di sua mano.

Veniva il suono or sì or no col vento,
dai monti azzurri, per le valli cave;
e cullava il paese sonnolento.

Santo Francesco sussurrò: “ Di’ Ave
Maria”; poi senza ripiegar gli steli
movea sull’erba, e pur dicea soave:

“ Sei come uccello ch’uomini crudeli
hanno accecato, o dolce frate uccello!
E cerchi il sole, e ne son pieni i cieli,

e cerchi un chicco, e pieno è l’alberello.”

(Cap. IX)
Come il Santo gli mostrò
che gli uccelli che Paulo aveva dipinti, erano veri
e vivi anch’essi, e suoi sol essi.
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