E dire che ci sono
curve spaziose in questi viali, siepi
basse o trasparenti...
Con la mia vista (poca) mi domando
come faccio a vederli. Chi lo sa. Sbucano dal fondo,
dall’alto,
da dietro le targhe delle piante rare
muovendosi cauti, silenziosi, la cravatta annodata con cura,
le corna piene di muschio, a coda bassa.
Non domandano non dicono l’ora
ai comuni passanti.
Sfilano, cacciando, sull’orlo dello stagno.

Povera strega, poveraccia, ripeteva lisciandosi i baffi,
i capelli, aggiustando con cura la cravatta,
in cuor suo ridendo per la di lei caduta nello stagno.

Sulla panchina piega minuziosamente
mutande, bende, accomoda la stampella,
apre e chiude cartocci di ghiaia e di supposte,
pronto a farsi redimere o scannare.

Alta cm. 105 ma
in grado di far rotolare una botte con un ramo
lungo discese leggerissime scardinatrice
di pali cestini dei rifiuti croci? in un cubo
di polvere puntando
alla quota-trappola dello stagno.

La cosa
impercettibile, quantità
di polvere su una scarpa sola o modo
di asciugarsi il sudore sulla fronte
ecco l’ho in mano il mostro braccato l’assassino
l’uomo che uccide con la luna piena
e corro sprizzando scintille dai pattini sull’asfalto a chiamare
i lenti ronzanti bipedi d’acciaio della polizia.
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