Folli i miei passi

Le usate strade

I
— Folli i miei passi come d’un automa —
Che una volta d’incanto si muovevano
Con la mia corsa,
Ora più svolgersi non sanno in grazie
Piene di tempo
Svelando, a ogni mio umore rimutate,
I segni vani che le fanno vive
Se ci misurano.

‘° E quando squillano al tramonto i vetri,
— Ma le case più non ne hanno allegria —
Per abitudine se alfine sosto
Disilluso cercando almeno quiete,
Nelle penombre caute
’° Delle stanze raccolte
Quantunque ne sia tenera la voce
Non uno dei presenti sparsi oggetti,
Invecchiato con me,
O a residui d’immagini legato
°° Di una qualche vicenda che mi occorse,
Può inatteso tornare a circondarmi
Sciogliendomi dal cuore le parole.

Appresero così le braccia offerte
— I carnali occhi
Disfatti da dissimulate lacrime,
L’orecchio assurdo, —
Quell’umile speranza
Che travolgeva il teso Michelangelo
A murare ogni spazio in un baleno
°° Non concedendo all’anima
Nemmeno la risorsa di spezzarsi.

Per desolato fremito ale dava
À un’urbe come una semenza, arcana,
Perpetuava in sé il certo cielo, cupola
°° Febbrilmente superstite.
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